Minacce e violenze al testimone scomodo, tre arresti

La Redazione

Fine della faida che da un anno si trascinava tra Bitetto e Grumo Appula per il controllo del mercato della droga nell’hinterland barese

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I Carabinieri hanno messo la parola fine a una faida che si trascinava da un anno tra Bitetto e Grumo Appula, e che aveva come sfondo il controllo del mercato della droga nell’hinterland barese.

In tre sono finiti in manette con l’accusa di tentato omicidio, estorsione e violenza e minaccia.

La vicenda nasce nel maggio dello scorso anno. Un 20enne di Grumo Appula, volto noto gli inquirenti, esplode in piazza a Bitetto un colpo di pistola all’indirizzo di un rivale, che si trova in compagnia di un amico parrucchiere. I carabinieri non faticano molto ad identificare l’uomo, anche grazie alle testimonianze dei presenti, rimasti miracolosamente illesi.

L’uomo viene arrestato, ed è tuttora detenuto, ma per le vittime inizia un vero e proprio stillicidio di minacce. Il culmine lo scorso 28 dicembre con un tentato omicidio: una scarica di pallottole calibro 38 ferisce un uomo al femore.

Per i Carabinieri della compagnia di Modugno e per la Procura della Repubblica di Bari il quadro è piuttosto chiaro, e andrebbe letto come il risultato di tensioni tra due gruppi contrapposti per il controllo del mercato degli stupefacenti.

Particolare – sottolineano gli inquirenti – l’accanimento verso il parrucchiere testimone del primo episodio, minacciato per ritrattare la propria testimonianza e costretto a pagare il pizzo per sostenere le spese legali del ventenne agli arresti. E, come se non bastasse, le donne del clan rivale si presentavano dallo stesso parrucchisere pretendendo acconciature gratis.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari di Bari ha chiuso questa triste vicenda, concordando pienamente con la ricostruzione dei fatti operata della procura e dai carabinieri. In manette anche un ventenne albanese e un 32enne. Entrambi agli ordini del ventenne di Grumo, che dal carcere non voleva lasciare impuniti i suoi accusatori. 

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