Mercati e casa del profugo, le proposte di Desirèe Digeronimo

La candidata sindaco interviene sui punti critici delle aree di commercio e punta a un "Grand bazar" da realizzare a "Nderr a la lanz". Critiche all'amministrazione sull'emergenza abitativa
«I mercati rionali sono in crisi, perché non c’é stata una puntuale regolamentazione. Alcuni sono situati in aree isolate e privi di servizi, altri in aree non dotate di parcheggi o in strutture inadeguate».
La candidata sindaco Desirèe Digeronimo analizza i punti critici dei mercati rionali: «La causa non é solo la crisi. Sono le stesse strutture ad essere inadatte. Basti pensare al mercato del pesce, per il quale é stata scelta come sede uno dei palazzi storici della città in piazza Del Ferrarese e il mercato di piazza Balenzano, ubicato al pianterreno di un autosilo».
Per la Digeronimo i mercati rionali andrebbero ridisegnati e integrati nella vita del quartiere, pensando ai servizi connessi. «Noi abbiamo pensato alla realizzazione di un Grand bazar di Bari, inteso come luogo di incontro e aggregazione sociale. Un bazar che sia logisticamente agevole per i commercianti e i clienti e che sia, una volta a settimana, un punto di riferimento anche per il turismo. Una ubicazione ideale sarebbe “Nderre a la Lanz”, luogo simbolo della città».
Un altro edificio storico in attesa di conoscere le sue sorti è l’ex convento di Santa Chiara, attualmente occupato da una cinquantina di profughi, ex ospiti del Cara. Per la candidata, la loro presenza nello stabile (destinato a essere la nuova sede della Soprintendenza ai Beni artistici e architettonici della Puglia) «é la dimostrazione di come questa amministrazione non sia in grado di affrontare né risolvere l’emergenza abitativa, sia in termini di integrazione degli stranieri sia in termini di edilizia residenziale pubblica, graduatorie bloccate, occupazioni abusive e sfratti».
«L’ex convento – continua la Digeronimo – va restituito alla città, ma questo non può essere fatto senza che prima non sia trovata una adeguata sistemazione per chi oggi vive lì, senza acqua, luce e servizi igienici».
La vicenda di quella che un tempo era la Casa del profugo «é sintomatica di una emergenza che non viene risolta da dieci anni. Sul tema dell’integrazione non é stato fatto nulla. Basti pensare alla questione dei Rom, se si esclude il campo di Japigia, gli altri sono sono agglomerati, dove le istituzioni non sono presenti e questo rende particolarmente difficile la convivenza. Decaro continua a parlare di censimento delle aree e degli immobili abbandonati, ma in dieci anni di amministrazione non ha mai fatto un censimento dei senza fissa dimora. Non si sono mai preoccupati di mappare il fenomeno per arrivare ad una soluzione dello stesso».
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