In scena tra le sbarre

Due iniziative portano la cultura negli istituti penitenziari baresi. Al via oggi
Il teatro in un carcere ha sempre il sapore della libertà. La conoscenza come leva per forzare le sbarre sociali che spesso conducono su un sentiero sbagliato. Il reinserimento nella società parte da questa consapevolezza, come dimostrano due distinte iniziative che avranno come scenario gli istituti penitenziari baresi. Nella casa circondariale un percorso culturale, nell’istituto minorile uno spettacolo scaturito da un laboratorio. Entrambi al via oggi.
Dopo il successo della prima edizione, riprende nella casa circondariale “Caffè ristretto: corsi e percorsi letterari fuori e dentro le mura”, che quest’anno avrà una cadenza bisettimanale, con incontri il martedì e il giovedì pomeriggio.
Il progetto, finanziato dall’assessorato alla Formazione della Regione Puglia e dall’istituto comprensivo Massari-Galilei, coinvolgerà anche quest’anno le diverse sezioni del carcere di Bari. I detenuti, insieme a insegnanti, giornalisti, scrittori, addetti ai lavori del mondo culturale e altri operatori, potranno partecipare a laboratori di drammaturgia, in particolare sull’Amleto di Shakespeare, a presentazioni e recensioni di libri ed eventi all’interno delle mura per provare a “evadere” con la mente e creare insieme dei percorsi di reinserimento sociale attraverso l’arte.
Il cantiere culturale è aperto a trenta detenuti. Laboratori, letture, cineforum e sollecitazioni musicali per costruire percorsi tematici e veicolare valori di legalità, integrazione e relazione.
Si fa teatro anche nell’istituto di reclusione per minorenni “Fornelli”. Qui protagonista sarà, nelle giornate di oggi e domani, il Teatro Kismet, che lavora da 17 anni con i detenuti.
Il regista Lello Tedeschi presenta un primo esito del laboratorio annuale, il cui tema titolo è “Della felicità e altri tormenti”. Sipario alle 20.30 (ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria allo 080.579.76.67, int 123).
Titolo a tema del laboratorio, “Della felicità e altri tormenti”, con i protagonisti chiamati come sempre, e come chiunque affronti la scena, a esprimere verità personali con il filtro della menzogna dell’arte. La scena come reinvenzione di sé, della propria identità, come riappropriazione di libertà mancate o negate, a partire da una riflessione sulla felicità, su come la si conquista o la si perde, che forse nemmeno vorremmo nominarla per i tormenti che procura il solo percepirla lì, a due passi, e non poterla possedere; oppure averla finalmente conquistata e sapere che all’improvviso potremmo perderla e ritrovarla chissà come e chissà quando.
Su questi pensieri, il lavoro di scena di questa stagione con i giovani di dentro, condividendo bisogni, parole e forme per raccontarle attraverso il serissimo gioco del teatro. Come sempre distinguendo poco o niente la realtà dal desiderio, la verità dall’invenzione, il dentro dal fuori.
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