Confartigianato: troppe tasse, imprese a rischio

Le imprese pugliesi pagano, in media, 3.351 euro. I dati del centro studi dell’associazione di categoria sull'Irap
Il valore della produzione netta, in Puglia, supera i 18 miliardi di euro e le imprese pugliesi pagano, in media, 3.351 euro per l’imposta regionale sulle attività produttive. E’ quanto emerge dalla prima indagine sulle dichiarazioni Irap, condotta dal Centro studi di Confartigianato Imprese Puglia su dati de Dipartimento delle Finanze.
L’Irap è stata istituita con il decreto legislativo 446 del 15 dicembre 1997, per finanziare la spesa sanitaria. Si applica sul valore della produzione netta, ossia il reddito prodotto al lordo dei costi per il personale, degli oneri e dei proventi di natura finanziaria. Si tratta dell’unica imposta a carico delle imprese proporzionale al fatturato e non all’utile di esercizio.
In particolare, nel 2012, sono state presentante, per via telematica, ben 291.218 dichiarazioni, pari al 6,29 del totale nazionale (4.632.934) da parte di persone fisiche, società, enti che esercitano attività commerciali, persone fisiche, società semplici e quelle ad esse equiparate che esercitano attività di lavoro autonomo, produttori agricoli, enti privati non commerciali e amministrazioni pubbliche.
Rispetto all’anno precedente, sono state presentate 3.373 dichiarazioni in meno, registrando così una lieve flessione dell’1,1 per cento. Tale contrazione è dovuta non solo alla crisi, ma anche alla crescita del numero degli aderenti al “Regime per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità” (cosiddetto “Regime dei minimi”) che prevede l’esonero dall’imposta.
«Il tema delle tasse – afferma Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato Imprese Puglia – ha rappresentato negli ultimi tempi una vera via crucis per i cittadini, ma ancor di più per le imprese. Non è un segreto che l’Irap abbia da sempre costituito, per le aziende, una tassa particolarmente odiosa in quanto non soltanto si scarica sul fatturato piuttosto che sugli utili, ma considera a tutti gli effetti il costo del lavoro come parte integrante della base imponibile».
«I dati elaborati dal nostro Centro studi – spiega il presidente – evidenziano come il numero delle dichiarazioni nel 2012 si sia ridotto per effetto combinato della crisi e, marginalmente, dell’incremento delle attività avviate da soggetti inclusi nel cosiddetto “regime dei minimi”».
Per Sgherza, il messaggio è chiaro: «Con una pressione fiscale di questa portata, difficilmente le nostre imprese riusciranno a sopravvivere. E’ giunto il momento di ricominciare a dare ossigeno al sistema produttivo, magari partendo proprio da un deciso innalzamento della no-tax area Irap per le imprese più piccole, come più volte proposto da Confartigianato».
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