Angela operata ad Atene

Dal Policlino e dall'Italia è andata via a causa della troppa burocrazia
Si è conclusa l’Odissea di Angela, in cinta e malata di tumore, operata con successo ad Atene.
Sebbene la notizia sia bellissima, purtroppo il risvolto della medaglia è estremamente doloroso per i pugliesi e gli italiani in genere.
La giovane donna si era, infatti, rivolta in prima istanza al Policlinico di Bari. La nostra Sanità avrebbe potuto occuparsi del caso e ha perso, invece, la possibilità di brillare.
‘Troppa burocrazia’, così ha motivato la paziente la scelta di rivolgersi altrove.
“Accusati di stravolgere e cavalcare con la demagogia una vicenda drammatica- ha commentato il Senatore barese Massimo Cassano– Così il centrosinistra che governa la Regione Puglia, o ignora o contrattacca, sulla storia drammatica della signora Angela, la giovane donna in stato di gravidanza affetta da una grave patologia e costretta a lasciare una casa di cura privata barese per sottoporsi altrove ad un intervento con la tecnica della Cyberknife.
In questa questione è evidente lo stato di imbarazzo e difficoltà dei “manager” della sanità vendoliana e dell’assessore Elena Gentile. Nessuno, sia ben chiaro, ha inteso stravolgere quanto previsto dalle normative vigenti, pretendendo immediatamente un’autorizzazione a favore della clinica Mater Dei senza il rispetto dei vari passaggi necessari. Ed è bene che la Gentile cerchi altri argomenti a propria difesa.
Personalmente sin dai tempi della mia elezione a consigliere regionale, pur sedendo tra i banchi dell’opposizione, mi sono battuto affinchè il diritto alla tutela della salute fosse sempre e comunque al primo posto in qualsiasi agenda politica. Pur conoscendo bene la complessità delle situazioni pugliesi, regione in cui – ricordo – almeno negli ultimi dieci anni le campagne elettorali hanno avuto nella sanità stessa il proprio fulcro. La mia guerra senza quartiere era, è, e sarà contro quella sistema complesso che lascia pericolosamente scoperte o in mano ad un manipolo di operatori eroi, ampie fette di territorio. A me, in quanto rappresentante dei cittadini, spetta il compito, anzi il preciso dovere, di intervenire, con i mezzi che la legge mi mette a disposizione, davanti a casi di palese ingiustizia. E ritengo che quanto sia accaduto sia un’ingiustizia insopportabile. A me non interessa decidere se, quando e come un ammalato deve sottoporsi ad una seduta di Pet/Tac, ma è mio dovere fare in modo che tali pazienti non siano costretti a mettersi indignitosamente in coda davanti ad un furgone che staziona nel policlinico di Bari. A me non interessa che le cliniche private abbiano l’autorizzazione per la Cyberknife o la Gammaknife, ma è mio preciso dovere protestare quando mi giunge notizia che l’Istituto oncologico di Napoli – un ospedale pubblico – è dotato della prima tecnica e il “Giovanni Paolo II” di Bari invece no. E’ certo che in Puglia sia mancata qualsiasi strategia in materia di politiche sanitarie, che non ci sia stata alcuna pianificazione. Ma è altrettanto certo che oggi ammalarsi nella nostra regione vuol dire soffrire di più rispetto a chi si ammala altrove non per inferiori capacità scientifiche degli operatori, ma per manifesta incapacità di chi dirige gli stessi. Ed è quanto da cittadino, ancor prima che da politico, non posso più tollerare”.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!






Affitti a Bari, quasi 500 euro al mese per 80 metri quadrati: pesa il 28% del reddito