Amministrative 2014, quelle primarie non s’hanno da fare

Dal PdL il coro per il 'No' è (quasi) unanime
Per le amministrative del prossimo anno le primarie del centrodestra sono sempre più lontane. Lecce, Terlizzi e Trani, pioniere delle primarie a destra, non sono state, insomma, antesignane di una trend, eppure tutte e tre hanno, poi, vinto la partita vera e propria con Perrone nella capitale del barocco, Gemmato nella più vicina capitale dei fiori e Riserbato nella città della pietra. Ma, forse, il fatto che le tre si siano sottoposte al meccanismo democratico e abbiano poi consegnato la Città al centrodestra, viene letto, a livello regionale, solo come un caso.
O forse, Bari non è considerata ‘pronta’, anche se a non essere pronto sembra essere solo il PdL.
Con le comunali alle porte, infatti, il partito che proprie in queste ore sta vivendo a livello nazionale una scissione interna, non ha un nome. O meglio, non ne ha solo uno. Nell’ordine sono stati definiti ‘papabili’ dal Presidente della Provincia, ai tre quarti dei parlamentari baresi.
Schittulli, Cassano, d’Ambrosio Lettieri, Sisto (voce dell’ultim’ora) sono tutti i chiacchierati possibili candidati sindaci del Popolo delle Libertà. E a questo punto la certezza è solo una: le primarie non si faranno.
Addirittura proprio questa ‘clausola’ potrebbe aver fatto saltare l’accordo con il senologo barese che avrebbe espressamente richiesto di non dar luogo a primarie. Ma, d’altronde, il suo non ere un nome che pacificava proprio tutti, almeno per le amministrative. E c’è chi già scommette che Schittulli rimanderà la campagna elettorale solo di un anno, per presentarsi come Presidente della Regione nel 2015 (ma anche in questo caso, dovrebbe vedersela col leader di Maglie che per quel ruolo vede bene proprio Perrone).
E invece, la voce fuori dal coro, per le primarie del centrodestra potrebbe essere quella di Cassano. Il senatore barese, infatti, non dovrebbe temere particolarmente il confronto col voto popolare, lui che è stato il più suffragato alle Regionali del 2010 e il terzo più suffragato in tutta Italia. Il recordman potrebbe, quindi, tentare un nuovo guiness e non si farebbe, certo, fermare dalla primordiale competizione interna, anzi, semmai, potrebbe uscirne ringalluzzito, per lo ‘scontro’ vero e proprio.
E poi c’è l’incognita Mimmo Di Paola. L’ex numero uno di Aeroporti di Puglia, che ha già presentato il suo Manifesto per Bari, potrebbe essere inglobato dal partito di centrodestra per il quale anche quel 4, 5% potrebbe essere determinante per vincere le elezioni.
Ma, si sa, chiunque sia il candidato del PdL deve ottenere il placet di Fitto che, al momento, pare in altre faccende affaccendato. Sia questo il motivo del ritardo nel partorire il nome del candidato?
Ad attendere non solo tutti i baresi, ma anche quell’altra parte del centrodestra barese rappresentato da Fratelli d’Italia che ha già presentato non solo candidato, il consigliere Filippo Melchiorre, ma anche esplicita istanza di primarie, a costo di “andare a perdere da soli”, come ha dichiarato, emblematicamente il coordinatore regionale FdI Marcello Gemmato (fratello del primo Gemmato e, quindi, per forza di cose, forte sostenitore della modalità popolare di scelta del candidato di coalizione), quasi a profetizzare una (ennesima) sconfitta della destra se, ancora una volta, si sottrarrà agli elettori la possibilità di scegliersi il candidato.
D’altro canto il ritardo del PdL non è così preoccupante se anche il PD, ad oggi, non ha ufficializzato il suo candidato, sebbene appare sempre più chiaro che gli sforzi di affidare Bari al terzo mandato successivo del centrosinistra, saranno affidati ad Ingegner Decaro che ha fatto ampiamente sapere che non ci sarà vicenda giudiziaria che tenga a ostacolare un eventuale percorso verso Palazzo di Città. Ma, si sa, le primarie a sinistra sono sdoganate e ‘competitor’ di Decaro già si è autoproclamato Pietro Petruzzelli, sempre in quota PD, e c’è da attendere, chissà, la proposta di Sel.
Un dato, però, merita di essere menzionato, al di la del colore politico, ad avere un atteggiamento più ‘rilassato’ verso questo meccanismo sembra essere la generazione young, quella dei 40enni che si rifanno ad (altrettanto) giovani leader nazionali dei maggiori partiti: Renzi, Letta, Alfano, Fitto, Meloni.
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