Libertà, il SIM non deve chiudere

Il centro di igiene mentale rischia la chiusura
Corre voce che l’ambulatorio SIM potrebbe non riaprire più. Lo scenario dell’orribile uccisione della Dottoressa Paola Labriola, infatti, non ha ancora ripreso a funzionare e, forse, non tornerà a farlo.
Una situazione che provoca sconcerto e preoccupazione. “Si tratta di un attentato alla pubblica salute”, tenuto conto che tale struttura racchiude un bacino d’utenza pari a 1600 utenti, che con notevole frequenza ricorrono assistenzialmente alle prestazioni della stessa”, la denuncia di Luigi Cipriani, Segretario Politico del Gruppo Indipendente Libertà.
L’ipotesi prospettata, infatti, comporterebbe gravi ed irreparabili disagi, spiega Cipriani, sia per gli utenti (circa 1600 quelli che con notevole frequenza ricorrono assistenzialmente alle prestazioni della struttura) costretti ad ‘emigrare’ in quartieri distanti, sia per la comunità tutta, che potrebbe incorrere in “pericolose avventure” durante i percorsi che tale tipologia di utenti sarebbero costretti ad effettuare, non trascurando che parte di essi potrebbe rinunciare, per le motivazioni esposte, alla prosecuzione del programma terapeutico iniziato presso la sopprimenda struttura con l’evidente aggravarsi della patologia in essere.
“Per questi motivi,ho suggerito all’Assessore alla Salute Regione Puglia e al Direttore Generale ASL/BA di valutare l’utilizzazione, dopo i necessari lavori di ristrutturazione, di alcuni ampi locali inutilizzati di proprietà del Comune di Bari situati al piano terra (parte centrale) nella ex Manifattura; tale scelta permetterebbe agli operatori di operare in locali idonei e garantirebbe la continuità assistenziale per i pazienti residenti nel Quartiere Libertà”.
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