‘Io che amo solo te’: l’intervista all’autore del libro dell’estate

Laura Bienna

Il tributo alla Puglia di un torinese doc.

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E’ il libro dell’estate 2013 e l’autore va fierissimo delle sue 121mila copie vendute, “Perché quell’uno fa la differenza”, precisa.

“Io che amo solo te”, ultima fatica di Luca Bianchini, è, in barba alle ‘sfumature’, il libro più letto sulle spiagge italiane, tributo narrativo alla Puglia e alle sue tante ambiguità, alcune decisamente comiche, raccontate con stile pulito e fresco.

Il pretesto è il tipico matrimonio pugliese, descritto nei minimi dettagli anche quelli più surreali (d’altronde Bianchini si è imbucato a ben due feste di nozze per completare il suo ‘studio analitico’), ma al centro della vicenda c’è indubbiamente l’amore con le sue mille sfaccettature.

Bianchini, che aveva già presentato il romanzo alla Feltrinelli di Bari a Maggio, ha ricevuto a Mola di Bari un’accoglienza senza pari.
Al lounge bar ‘Il Covo’ la wedding planner di Glinda, Mariangela Deliso, ha allestito una sala da vero matrimonio, con tanto di tavoli appellati con i nomi dei venti. E non è tutto, una sposa, l’attrice Giusy Frallonardo, nell’abito firmato Sbiroli con il quale ha pronunciato il suo vero ‘sì’, ha dato vita ai personaggi tramite la lettura di alcuni passi del romanzo.  E, come da matrimonio che si rispetti, non poteva mancare l’accompagnamento musicale: quello di Checco Re della ‘Pepper Band’ che ha ‘aperto le danze’ con la canzone di Sergio Endrigo, poi interpretata da tantissimi altri, che dà il titolo al romanzo.

Perché poi questo titolo? “Perché non tutti hanno la fortuna di incontrare l’amore vero nella vita– ha risposto Bianchini alla giornalista e amica AnnaMaria Minunno– ho pensato che se nessuno si è mai sentito dire questa frase, era bello che a dirla fosse un libro”.

Ma come può essere venuta, a un torinese doc, l’idea di ‘immischiarsi’ in una storia fatta di tulle e confetti in salsa pugliese, completamente sconosciuta? Lo abbiamo chiesto direttamente a lui.

Luca, dove hai trovato il coraggio?

Più che coraggio direi incoscienza– sorride- Sono da sempre curioso ma è stata incoscienza allo stato puro a guidarmi in questa avventura. Ho trovato una porta socchiusa (quando ha sentito parlare alcuni amici di un matrimonio, ndr.) e ho, come sempre, sentito il bisogno di spalancarla. E’ stata una intuizione. D’altronde, l’incoscienza salva sempre.

In ‘Io che amo solo te’ parli di diverse fasi dell’amore, ma è come se ci fosse una sorta di corrispondenza alternata:  è come se i personaggi più adulti incarnino l’amore più passionale, mentre quelli giovani l’amore un po’ stanco  e abitudinario della vecchiaia…

Sì, perché gli adulti hanno l’amore idealizzato, quello non realizzato nella vita. I ragazzi hanno apparentemente un amore più insicuro che è più figlio della realtà. Si devono confrontare con i sospetti, con le paure ma, forse, sono più umani loro.

Come in tutti i tuoi romanzi, anche in questo non c’è solo un protagonista, le tue sono quasi sempre storie corali. Si può dire, quindi, che il tuo ‘personaggio preferito’ sia ‘la vita’ con le sue contraddizioni?

A me piace stare in mezzo alla gente, i miei libri in questo mi rispecchiano: un solo personaggio ‘mi stufa’. Poi, se ci pensiamo, le relazioni umani sono le cose più difficili da spiegare soprattutto per i loro risvolti irrazionali. A volte ho scoperto di aver offeso delle persone con dei comportamenti che per me non avevano nulla di offensivo.  Ecco, a volte si soffre un po’ inutilmente con rancori insignificanti, e la Puglia era la ‘location’ giusta per spiegare tutto questo.

Perché?

Beh, è una Regione che ti dà tanto ma è anche molto esigente. Non devi sbagliare. È molto attenta ai comportamenti. Qui, per esempio, ho imparato ‘a tenere la parola data’ e ho imparato che su certe cose non si scherza, per esempio sul matrimonio e sul cibo- sorride, ancora. 

E, a proposito di questo, è successo che qualcuno in Puglia non abbia capito lo spirito di ‘Io che amo solo te’?

Per fortuna, pochissime persone, mi è capitato, però, un episodio a Bari. Più volte, durante le presentazioni, regalavo dei cornetti portafortuna (rimando alla copertina del libro, ndr.). Tra foto, autografi, una sera ad alcune persone ho dimenticato di darlo. Beh ho ricevuto poi un messaggio in cui si cercava il ‘chiarimento’ su questa cosa. “Perché non ce lo hai dato?”. Inconcepibile per me.

E, dunque, ‘Io che amo solo te’ avrebbe avuto senso in qualsiasi altra Regione? Te lo immagini, chessò, ambientato in Campania, in Veneto..?  E se sì, avrebbe avuto lo stesso effetto?

No. Non sarebbe mai stato lo stesso. Il ‘matrimonio’ deve essere pugliese. Per me non ci sono alternative. Sarebbe stato un flop. La Puglia è una Regione molto accogliente e io avevo bisogno di quello per scrivere, se no non ce l’avrei fatta. E’ l’unica Regione dove mentre firmi gli autografi le signore ti invitano seriamente a cena a mangiare le orecchiette fatte a mano. Per me è surreale.

Surreale ma bello?

Ma bellissimo. E io ci vado anche a cena.

E infine, possiamo dire che Luca Bianchini, che inizia il suo romanzo con il Maestrale, il vento del cambiamento, lo ha portato, anche oggi, qui a Mola?

No, guarda, ti faccio leggere il messaggio di un mio amico di Locorotondo che mi è arrivato oggi. (Estrae il cellulare e legge) “Nell’estate di Io che amo solo te, il maestrale dura da tre mesi, altro che tre giorni, sappilo, Bianchini!”.

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