Detenuto barese: “Torture nel penitenziario di Parma”

La moglie: “Maltrattato per costringerlo a pentirsi”
“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”
Art 27 terzo comma, Costituzione della Repubblica Italiana.
La difficile strada della detenzione italiana ha ancora una volta, il peso di un’altra presunta ed insostenibile ombra.
Ematomi, ferite e malnutrizione gli elementi comuni nel sanguinario fil rouge del carcere italiano. In queste condizioni, la signora Lucia Masella ha ritrovato il marito nell’ultimo colloquio avvenuto sabato 3 agosto, presso la casa circondariale di Parma. In quella occasione il boss barese le avrebbe detto di subire torture, senza specificare da parte di chi, e che “gli mettevano ammoniaca e varichina nel cibo e nelle bevande e che lo legavano e gli facevano siringhe di valium”. La donna aveva visto il marito l’ultima volta nel maggio scorso, a Cuneo. L’aveva poi sentito “tranquillo”telefonicamente a fine giugno e il 29 luglio successivo oramai trasferito a Parma, in netto in stato confusionale. Nelle ultime settimane -racconta la donna dopo aver depositato la denuncia- non gli hanno recapitato nemmeno le lettere che io gli ho inviato e gli hanno fatto credere che io e mio figlio fossimo in pericolo di vita. "Lo stanno torturando in carcere per costringerlo a pentirsi. Non dico che mio marito sia innocente e che debbano scarcerarlo – dice – se ha sbagliato è giusto che paghi e sta pagando. Ma adesso sta male e ha bisogno di cure!”.
Antonio Battista, 43enne pluripregiudicato, da settembre scorso è detenuto in regime di 41 bis, cioè carcere duro. Ritenuto il reggente del clan Di Cosola, sconta una condanna di 15anni( non ancora definitiva) per reati di associazione mafiosa e traffico di droga. Il suo avvocato ha depositato un'istanza perché venga visitato da un medico esterno al carcere e domani, ha annunciato, depositerà presso la Corte d'Appello di Parma una richiesta di trasferimento in una struttura sanitaria.
"Lo conosco bene – ha detto l'avvocato – in passato ha scontato altri 10 anni di carcere per un omicidio e non farebbe mai tutto questo per uscire da una cella".
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