OM: risposte urgenti su cassa integrazione e futuro dello stabilimento

la redazione

Da lavoratori coraggio e dignità. Dal Governo deve arrivare responsabilità e concretezza.

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Una risposta urgente e diretta da parte dei Ministri del Lavoro e dello Sviluppo Economico in Commissione Lavoro del Senato su cosa intenda fare il Governo per sbloccare la vertenza dello stabilimento barese OM: è quanto chiede in una interrogazione depositata oggi il sen. Luigi d’Ambrosio Lettieri, capogruppo del PdL della 12^ Commissione Sanità di Palazzo Madama. In particolare, il senatore chiede quali iniziative intendano promuovere nei confronti del Gruppo Kion e dell'azienda Frazer Nash o di altre eventuali nuove imprese al fine di facilitare la conclusione della vertenza in atto e cosa intendano fare per garantire il rinnovo della cassa integrazione scaduta lo scorso 30 giugno.

“I lavoratori della OM si stanno costituendo in cooperativa per rilevare lo stabilimento e riavviare l’attività. Una iniziativa encomiabile sotto più profili”, afferma d’Ambrosio Lettieri, “perché non investe solo – come se questo non fosse già ampiamente legittimo –  la salvaguardia dei posti di lavoro e del futuro di 224 famiglie, ma anche lo sviluppo del territorio e la competitività produttiva di un’area purtroppo lasciata al suo destino. Il Governo deve recuperare tutta la sua autorevolezza e la sua forza contrattuale per non lasciare che si consumi una ingiustizia, oltre che un pericoloso precedente”.
“Il coraggio e la dignità di questi lavoratori devono avere la politica, ma soprattutto il Governo al loro fianco con interventi concreti. Le passerelle non servono”, continua, “Né si può pensare che sia lecito per chiunque non rispettare gli  accordi nel nostro Paese, considerato che quello firmato da tutti i soggetti coinvolti, dunque anche dalla Kion, sino ad oggi è rimasto lettera morta.  Il Gruppo Kion, infatti, contrariamente agli accordi sanciti, non consente ai nuovi investitori di accedere e visionare gli stabilimenti e impedisce, di fatto, il processo di reindustrializzazione”.

“Non avendo risposte concrete, è naturale che i lavoratori non intendano abbandonare il presidio della fabbrica”, conclude d’Ambrosio Lettieri, “lasciando che la Kion si porti via i 250 carrelli già pronti. Come è vero che la radicalizzazione dello scontro senza trovare una soluzione potrebbe generare una situazione ancora più incandescente. L’unica certezza, sinora, è che i lavoratori sono senza sostegno economico”.

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Commenti

  • luca Attanasio (utente non verificato)

    Questo dei lavoratori è un tema di sinistra, abbiamo un presidente della Regione (teoricamente) di sinistra che però preferisce andare dove si mangia e si favella.