Trattativa: ‘per noi il Bari sarebbe stato un progetto industriale e di crescite sportiva’

Stefano Patimo

Terminato il secondo “round” mediatico, il duo apulo-campano ha dichiarato che i Matarrese e i debiti societari hanno impedito la realizzazione dell’obiettivo prefissato.

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“E vissero tutti…”. Per molti tifosi, questa frase fiabesca avrebbe dovuto coronare la fine di una “lotta” e l’inizio di un “sogno”, ma purtroppo così non è stato. Le paroline “felici e contenti”, in questa vicenda, hanno poco spazio: oggi, di fronte a tanti giornalisti, nell’hotel Parco dei Principi di Bari- Palese, i signori Montemurro e Rapullino accompagnati dai legali De Nunzio, Pistone e dal commercialista Lacasella, hanno illustrato e descritto dettagliatamente quello che è accaduto in 3 mesi di “confronto-scontro” con la famiglia Matarrese proprietaria del Bari calcio.

Con oggi, appunto, tutto quello che sino a poco tempo fa era celato dal famigerato “patto di riservatezza” è emerso ascoltando la seconda campana formata dall’imprenditore barese Montemurro e da quello napoletano Rapullino.

Alla base di tutto quello che di storto è accaduto, secondo le dichiarazioni delle parti in oggetto, è venuta fuori la difficoltà di riuscire a trovare un compromesso, tra la parte venditrice e la parte acquirente, dovuta non al prezzo di vendita (mai esternato chiaramente ma poi concordato a 11,5 milioni di euro ndr.) ma bensì al mancato accordo sulla gestione dei debiti accumulati dall’attuale proprietà e pari a 30 milioni di euro. La famiglia Matarrese, ha sempre reclamato garanzie da parte dei compratori, ma gli stessi erano pronti a fornire un quadro completo del progetto che, se tutto fosse andato a buon fine, si sarebbe attuato: centro sportivo e in 3 anni la massima serie con un ingente investimento.

C’è chi ha pensato, inoltre, a delle magagne tra l’ex allenatore Torrente e Montemurro (paparazzati in un hotel barese da un tifoso a fine maggio ndr.).

Faccenda che ha suscitato un polverone mediatico, ma che alla fine si è trattata soltanto di una cena amichevole, senza proclami o pretese da parte del compratore, come la stessa nostra testata aveva descritto al momento dell’accaduto e senza violare la privacy di nessuno dato che il tutto accadeva in un albergo (luogo pubblico) e i soggetti erano in totale buona fede, utilizzando il condizionale al momento della notizia, restando ai fatti, proprio perché la trattativa non era chiusa.

Come è ben noto a tutti, la negoziazione è durata 3 mesi; 3 mesi di incontri e di appuntamenti saltati, complice anche la presenza di neo potenziali acquirenti interessati al Bari provenienti da diverse parti del Mondo e dell’Italia causa, secondo gli acquirenti, di una dilatazione dei tempi pari a 25 giorni, compreso il misterioso “Mister X”.

Ed ecco il triste risultato per tutti quei tifosi che speravano in un cambio di proprietà ai vertici di via Torrebella: una bolla di sapone che ancora oggi lascia quell’amarezza al supporter barese di chi avrebbe voluto un esito diverso o almeno un confronto pubblico, ma congiunto (Montemurro nei giorni passati aveva lanciato una proposta ndr.) senza mettere in dubbio la volontà e la passionalità che i due giovani imprenditori meridionali hanno sempre messo in campo. Dunque, il tifoso si domanderebbe: “ma dall’altra parte, c’era sul serio la voglia di vendere il Bari?”.

Ai posteri l’ardua sentenza. Infine, a margine della suddetta conferenza, i due industriali hanno deciso di devolvere 20 borse di studio del valore di 2.500 euro agli studenti più bisognosi delle scuole di bari e provincia e sarà premura da parte del presidente dell’ordine dei giornalisti che il tutto avvenga in maniera trasparente ed onesta. Intanto l’as Bari ha ufficializzato l’acquisto in prestito con diritto di riscatto e controriscatto del centrocampista Ezio Fossati classe ’92 dal Milan. Il giovane si aggregherà a breve nel ritiro di Cavedago.

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