‘I Cerchi nell’Acqua’, il romanzo di un giovane esordiente barese

L'intervista all'autore Giandomenico Basile
Uno strano fenomeno editoriale si sta diffondendo negli ultimi tempi in rete: ogni aspirante autore di romanzi, poesia, narrativa, può pubblicare e stampare il proprio libro online, tanto da diventare “editore” di se stesso.
Così è nata la storia d’amore raccontata da Giandomenico Basile nel suo libro “I cerchi nell’acqua”, pubblicato su Ilmiolibro.it e disponibile presso La Feltrinelli. Due storie parallele, un istituto per bambini abbandonati, due amori, due città, Roma e Parigi, la dea musica, una canzone: “DesRondsdans l’eau”, appunto, “I cerchi nell’acqua”.
Storie di abbandono, ma anche di rinascita. Una sintassi piana, avvolgente che sa sorprendere il lettore e che lo induce inevitabilmente a ritrovare, anche solo per un attimo, qualcosa di sé nei personaggi, frutti della fantasia, ma ancorati ad una condizione di realtà tanto da restarnetalvolta imprigionati. Una prosa lineare, scorrevole, segnata dal ritmo “agro-dolce”,in cui vige un’amara sensazione lasciata dal sottile tormento di qualcosa che sarebbe potuto andare diversamente.Delicata, se non fosse per la situazione incombente che talvolta l’autore lascia presagire, e che costringe il lettore a voler rallentare per risparmiarsi quell’epilogo, che pure si era immaginato. Il lettore rilegge affannosamente il testo, pagina dopo pagina, cercando di cambiare il finale, ma quelle parole stampate, impresse sulla carta sono lì, immutabili, come un sasso.
Proprio come «un sasso che lanciato in un lago forma inevitabilmente […] i cerchi nell’acqua. Quel sasso che rappresenta i momenti bui della nostra vita, rompe quella tranquillità mai turbata fino a quel momento…». Un sasso, ruvido pezzo di terra, immobile nella materia, ma capace di smuovere i meandri dell’anima. Quei cerchi concentrici, dunque, siamo noi, le nostre emozioni, conseguenze dirette di mutamenti dettati da un ordine indefinito nelle nostre vite.
Storie di destini che si incrociano, passato e presente si accavallano, si rincorrono nello strano vortice dell’esistenza: Claudio ed Erica; Simone e Matilda; Cécile, Jérome, Gilbert. L’affetto di una famiglia negata, fa piombare Claudio in una solitudine assoluta, quel vuoto cronico che rimbomba nel cuore sordo, fino alla rinascita, all’incontro con la bella Cécile e sua figlia Camille. Claudio sembra aver trovato il suo riscatto, il suo ruolo d’eroe finalmente riconosciuto, ma un altro evento attende il cammino del protagonista.
Ne abbiamo parlato con l’autore dell’opera Giandomenico Basile, commerciante nella vita, e qui al suo esordio come scrittore. Durante un’ intervista ci ha raccontato una parte di sé e del suo percorso che lo ha portato alla stesura del suo primo romanzo.
Com’è nata l’idea di intitolare il tuo racconto “I cerchi nell’acqua”?
L’idea è nata dall’omonima canzone “Lesrondsdans l’eau”, che ha un forte valore affettivo per me. I cerchi che si dissolvono nell’acqua costituiscono una metafora della nostra condizione umana: il nostro dolore, proprio come dei cerchi, prima o poi, svanisce, lasciando nel fondo del lago quel sasso immobile.
Nel racconto si alternano momenti di dolore/felicità, buio/luce. Se potessi continuare a scrivere il romanzo, cosa accadrebbe dopo il risveglio di Cécile?
Cécile continuerebbe la sua vita dedicandosi interamente alla figlia Camille, e ricucirebbe il rapporto, interrotto anni prima, con suo padre Gilbert. In questo modo si ricomporrebbe il suo nucleo famigliare.
Qual è il motore che dà al protagonista la forza di continuare a lottare?
Il motore vivo per Claudio è senza dubbio la musica che lo accompagna nella sua rinascita a Parigi, ed è sempre grazie ad essa che incontra la bella Cécile e incomincia un nuovo capitolo della sua vita.
Come sarebbe stata la vita di Claudio, Cécile e Gilbert se non avessero incontrato quei “sassi” sulle loro strade?
Il protagonista avrebbe avuto un’adolescenza più agiata e, forse circondato da troppo amore non sarebbe diventato l’uomo che è nel romanzo. Mentre Cécile è stata messa a dura prova più volte durante il suo percorso: prima la morte della madre, poi il padre che le volta le spalle, e infine quello che avrebbe voluto come compagno per la vita la abbandona. Sicuramente Cécile senza questi “sassi” avrebbe potuto coltivare la sua passione per la danza e, anche lei trascorrere un’adolescenza più serena.
La storia inizia a Roma e termina a Parigi: c’è un significato particolare per la scelta di queste due città?
Parigi è la mia città preferita, ed è stata una precisa volontà quella di fare un tuffo in quei vicoli affascinanti e misteriosi al contempo; mentre Roma è la “città eterna” per antonomasia e mi è sembrato quasi naturale far incominciare la storia proprio lì.
Quale messaggio vorrebbe lasciare il tuo romanzo ai lettori?
Nel romanzo si affrontano trasversalmente temi come l’abbandono minorile, la prostituzione e quello che i personaggi vogliono trasmettere è una tensione verso il superamento degli ostacoli, essi trovano la forza di reagire alle avversità della vita. Ecco, io trovo che abbiamo contribuito a rendere “opaca” l’originaria lucentezza del nostro Paese e dovremmo ritrovare un po’ di quello slancio per cercare di porre rimedio a certe problematiche.
Ci daresti qualche anticipazione su probabili lavori futuri?
Ci sto pensando, vorrei raccontare la storia di un ragazzo omosessuale che incontra diversi ostacoli partendo dalla famiglia e a finire nella società.
Ogni romanzo, pur nella sua finzione letteraria, ci consegna qualcosa e “I cerchi nell’acqua”, disponibile anche presso La Feltrinelli, ci concedono di riflettere su un racconto in cui il ciclo vita-morte si rinnova, si reincarna, poiché l’amore, quello vero, non esiste invano, se vuole può anche salvare: «Il suo cuore che tanto aveva amato e sofferto non si sarebbe ancora arreso […] le cose erano andate al posto giusto, tutto stava procedendo per il meglio».
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!






Affitti a Bari, quasi 500 euro al mese per 80 metri quadrati: pesa il 28% del reddito