Sanità, organico insufficiente

“Passata la bufera del piano di rientro ora si proceda alle assunzioni e alla costituzione dei distretti socio-sanitari”
Dal settore della Sanità ancora denunce. Dopo l’allarme lanciato dall’USPPI Puglia, anche dalla dirigenza UIL si parla di situazione ormai di vera e propria emergenza.
“Le responsabilità del Governo centrale sono ovvie e sotto gli occhi di tutti, ma certo è che se la Sanità regionale è costretta a convivere con una situazione insostenibile di costante carenza di organico, che inevitabilmente inficia la qualità del servizio offerto ai cittadini, la colpa è anche della Regione Puglia che, sforando negli anni precedenti il patto di stabilità, si è infilata in una strettoia penalizzante e paralizzante come il piano di rientro, le cui risultanze sono 22 ospedali chiusi e circa duemila addetti in meno, tra infermieri, paramedici e medici, rispetto alle reali necessità sanitarie”.
Aldo Pugliese, Segretario Generale della UIL di Puglia, sollecita la Regione a “procedere con tempestività, ora che, a quanto ci risulta, l’iter del piano di rientro dovrebbe essere terminato, alle assunzioni che occorrono per rilanciare il servizio sanitario regionale”.
“Da qualche anno a questa parte – spiega Pugliese – si è dato vita a una politica sanitaria meramente distruttiva. E’ giunto il momento di passare alla fase costruttiva, altrimenti anche la costituzione di un assessorato socio-sanitario, accorpamento da noi peraltro caldeggiato da tempo e accolto con estremo favore, diventerà solo un’inutile formalità”.
Una delle priorità, oltre alle assunzioni di personale “è sicuramente la definizione di distretti socio-sanitari sul territorio, che restituiscano efficienza alla Sanità pugliese in un contesto di razionalizzazione dei costi, non dettata però da teorie a sfondo ragionieristico, ma compatibile con un servizio di qualità. All’uopo, i 22 ospedali sacrificati sull’altare dello scellerato piano di rientro potrebbero rappresentare una base di partenza fondamentale, magari trasformati in case della salute a supporto dei grandi centri ospedalieri d’eccellenza”.
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