Bari, sotto sequestro copisterie e materiale prodotto illegalmente

Denunziate alle autorità quattro persone, sequestrati testi cartacei ed informatici
La Guadia di Finanza nella giornata di ieri a Bari ha posto sotto sequestro un’importante quantità di materiale scolastico ed universitario riprodotto sia in forma cartacea che informatica. Quattro le persone denunciate alle autorità competenti, per violazione dei diritti d’autore e per violazioni penali connesse alla riproduzione e alla vendita del suddetto materiale. Poste a sequestro anche le attrezzature utilizzate per la duplicazione dei vari testi.
Fin qui nulla da eccepire, la legge c’è e và rispettata. E’anche vero che la stessa lascia spazio a più di qualche dubbio sulla sua efficienza, spiegheremo il perchè più avanti. In questo momento meritano la precedenza altre riflessioni di carattere morale ed economico: le tasse aumentano annualmente, i servizi regrediscono con la stessa scadenza. Ciò non giustifica la violazione di una legge, sarebbe come legittimare un povero che ruba per tirare avanti, ma è uno spunto sul quale da tempo si chiedono interventi decisi e mirati, ovviamente invano.
Una tassazione più equa, soprattutto in proporzione alla qualità dei servizi offerti e senza possibilmente aumenti costanti di anno in anno, porterebbero certamente ad un calo della nota usanza al centro del misfatto.
Questione professori e materiale didattico offerto: quasi ignari della crisi che pervade la penisola da anni, e degli aumenti alle tasse sempre maggiori, molti docenti dall’alto del loro lauto stipendio continuano ad inserire libri che alla voce “autore” presentano il loro nome. Pretesi in forma originale, ovviamente. Non solo, il possesso dell’ultimissima ristampa del materiale richiesto è d’obbligo: ovviamente non reperibile di seconda mano, ci si accorge che rispetto alla penultima edizione cambiano virgole o parentesi qua e là. Anche l’ammorbidimento su quest’aspetto consentirebbe un ulteriore calo dei libri stampati in copisteria: un minimo di buon senso sarebbe lecito.
Ultimo aspetto, il più controverso e paradossale: la legge vieta di riprodurre oltre il 15% di un testo. Quindi, se proprio qualcuno avesse tempo da perdere, basterebbe copiare parti diverse dello stesso libro in 6-7 copisterie differenti, e si è dentro i termini di legge senza violare nè diritti d’autore e tanto meno quelli della casa editrice.
La morale è una sola: il boom di questa usanza, da sempre in essere, si è accentuata con l’avvento della crisi, l’aumento tasse continuo, e le pretese a volte esagerate dei docenti.
Più buon senso, meno tasse. E soprattutto, se proprio si vuole dissanguare gli studenti e le famiglie, che i servizi siano congrui ai sacrifici.
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