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CGIL Bari: occupazione in calo

La Redazione
La provincia di Bari è quella più colpita dalla crisi, in Puglia
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In Puglia, la provincia di Bari è quella più colpita dalla crisi. Diminuisce l’occupazione, nonostante la vocazione all’export, la produttività nei servizi e le politiche virtuose messe in campo da Comune e Regione. Il sistema d’impresa non riesce a stare dietro alla contrazione dei mercati, non riesce ad assorbire manodopera giovane e qualificata e non riesce ad individuare strategie di rilancio.

Parlano chiaro i dati del centro studi della Cgil di Bari: tra il 2008 e il 2011 calano i tassi di occupazione e nello specifico quella femminile scende dal 33 al 31% e quella maschile dal 66 al 62%. In linea con la tendenza nazionale, la provincia di Bari perde 5 punti percentuali di occupati fra i 25 e i 34 anni, ma è soprattutto la fascia di lavoratori compresa tra i 15 e i 34 anni a subire il calo maggiore. In Puglia gli occupati di sesso maschile diminuiscono notevolmente tra il 2008 e il  2010; tuttavia dal 2010 al secondo trimestre 2012 si evidenzia una ripresa significativa. Quanto all’occupazione femminile, le donne nel 2011 tornano ad una situazione uguale a quella del 2008, mentre recuperano nel primo semestre 2012. Questi sono solo alcuni degli aspetti analizzati dalla ricerca della Camera del lavoro di Bari che sarà presentata domani 28 dicembre alle ore 10 nella sede della Cgil in via Loiacono durante la conferenza stampa di fine anno.

La Cgil di Bari traccerà un bilancio delle politiche socio-economiche del territorio barese, analizzando i dati riguardanti le principali tendenze produttive e occupazionali e proponendo un progetto di sviluppo dell’area metropolitana che non sia semplice espressione geografica o distretto amministrativo, ma che abbia in sé i connotati dell’inclusione sociale, di un tessuto produttivo riconoscibile nella sua identità, di un progetto culturale, educativo e formativo in grado di produrre le figure su cui far marciare questo nuovo soggetto.

Per la Cgil di Bari questo modello non può che rispondere alla necessità di salvaguardare l’occupazione esistente, creare nuove opportunità per i giovani e per nuove figure professionali, produrre un circolo virtuoso in cui il welfare produca lavoro nei servizi per l’infanzia, per le diversabilità e per gli anziani. Funzionale alla crescita del nostro sistema produttivo – industriale, manifatturiero e agroalimentare – è il rafforzamento competitivo del sistema logistico barese e della già importante rete infrastrutturale. 
Diventa quindi indispensabile avviare un confronto con quanti – istituzioni, forze politiche, economiche e sociali, esponenti della cultura – vogliono cimentarsi per costruire un’ipotesi di sviluppo della città e della sua area metropolitana capace di valorizzarne ed esaltarne tratti comuni e specificità.
 

venerdì 28 Dicembre 2012

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domenico busk
domenico busk
9 anni fa

Tutte belle parole…impegni di qua impegni di la …ma poi …..E la fascia di eta su i 34 anni in su cosa li facciamo fare ? Basti pensare che con la nuova legge se non vanno in pensione 5 operai non possono assumere .Cioè 5 pensionamenti 1 assunto, non ci pare un’assurdità ??
Esempio: una azienda a un trasporto pubblico dove necessariamente 1 in pensione. 1 sostituisce, è no sbagliato 5 in pensione 1 assunto … Meditate gente meditate ,cosi non si va da nessuna parte e logico che se un individuo non guadagna non può ne mangiare ne tantomeno dar da mangiare cioè spendendo nei negozi… Poveri figli che avvenire avranno? E noi che fine faremo con questi aumenti selvaggi.