50.000 firme per dire no all’apertura domenicale dei negozi

La Redazione

Presentata la proposta di legge di iniziativa popolare per cambiare la legge che liberalizza gli orari e le aperture festive e domenicali nel commercio

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Il “decreto Salva Italia” in riferimento all’art. 31 del DL n. 201/2011, dal 1° gennaio 2012, ha liberalizzato definitivamente, senza eccezioni e in tutto il territorio nazionale, il regime degli orari degli esercizi commerciali (negozi – appartenenti al settore alimentare e non alimentare – di ogni dimensione, piccoli esercizi “di vicinato”, esercizi della media e grande distribuzione) e di somministrazione di alimenti e bevande (bar, ristoranti), superando il previgente principio generale dell’obbligo di chiusura domenicale e festiva e la regolamentazione degli orari giornalieri di apertura e chiusura.

Se ne è parlato ieri alla conferenza stampa promossa da Confesercenti Puglia, a seguito del’incontro svoltosi a livello Nazionale da Confesercenti e la Conferenza Episcopale Italiana, per presentare la proposta di legge di iniziativa popolare per cambiare la legge che liberalizza gli orari e le aperture festive e domenicali nel commercio. “Il referendum è stato organizzato per dare voce ai cittadini, mediante iniziative che saranno svolte in tutta la Puglia attraverso il coinvolgimento della rete delle imprese Confesercenti e dei centri commerciali e storici”, afferma il presidente regionale di Confesercenti Puglia Ottavio Severo. “L’obiettivo è fare in modo che questa materia torni di competenza delle regioni, che negli anni passati avevano trovato un punto di incontro tra le parti. Pensiamo di raggiungere questo obiettivo in breve tempo, con la raccolta di 50.000 firme.”

L’associazione di categoria chiede solo di regolamentare le aperture e le chiusure, facendo dipendere l’apertura domenicale da un carattere di eccezionalità legata alle festività e non ad una regola. Su questo punto è d’accordo anche Don Matteo Martire in rappresentanza dell’Ufficio Regionale Pastorale Sociale e del Lavoro, presente alla conferenza stampa. La posizione della Chiesa non è quella di vietare l’apertura dei negozi di domenica in assoluto, ma di renderle compatibili con le effettive esigenze degli imprenditori, dei consumatori e delle famiglie. L’intento è quello di tutelare le relazioni familiari, nell’unico giorno di riposo dal lavoro e di saper rispettare i tempi dell’uomo. Lo sviluppo economico non può essere prevalente rispetto al bisogno antropologico di riposo dell’uomo, grazie al quale lo stesso può dedicarsi meglio al lavoro stesso.

Per questo, a breve saranno predisposti dei banchetti sul sagrato delle chiese di tutte le diocesi per la raccolta delle firme utili al referendum cittadino. “I dati ci dicono che le iniziative di carattere economico devono andare a braccetto con le iniziative sociali, viaggiando su uno stesso binario. Abbiamo avuto un decreto Italia, senza benefici” afferma Beniamino Campobasso presidente di Confesercenti Terra di Bari. “Bisogna considerare anche che ogni città ha una vocazione diversa e anche all’interno della città, non tutte le aree sono turistiche, richiedendo l’apertura dei negozi di domenica. Nella provincia di Bari, il saldo tra attività commerciali aperte e chiuse tra il 1 gennaio 2012 e il 30 settembre 2012 è negativo, facendo registrare 606 unità in meno. Il dato scorporato della sola città di Bari è peggiorativo, con un saldo nello stesso periodo di 197 aziende in meno.” 

Ecco perché nei prossimi giorni si avvierà la raccolta delle firme anche presso le sedi provinciali e territoriali di Confesercenti e le imprese collegate sul territorio pugliese.

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Commenti

  • mikki xxx (utente non verificato)

    Se uno non è cattolico può andare a svagarsi in un centro commerciale? Anziché starsene in casa senza fare niente?