Cultura

Marco Travaglio e il suo ultimo libro ieri alla Feltrinelli

Davide Impicciatore
"I tecnici non sono i salvatori. Sono il problema"
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Ieri pomeriggio Marco Travaglio, giornalista e scrittore, vice-direttore de “Il Fatto Quotidiano” e collaboratore de “L’Espresso” e “Servizio Pubblico”, ha presentato alla Feltrinelli di Bari il suo ultimo lavoro: “L’illusionista. Ascesa e caduta di Umberto Bossi”.

Mimmo Castellaneta ha coordinato il fuori-programma del megastore più famoso di Bari: il libro, scritto a sei mani con Pino Corrias e Renato Pezzini, ripercorre la storia del leader leghista, dalla nascita della Lega alla caduta del suo grande (ex) capo.

Libro di piacevole analisi, spigliato e di veloce lettura. Libro che tratta «della favola del 20ennio bossiano. Traccia un quadro di Bossi caratteristico e folkloristico», secondo Castellaneta.

«Umberto Bossi è uno dei pochissimi geni della politica italiana degli ultimi 20 anni», ha esordito il giornalista di Servizio Pubblico, «nel senso che è riuscito a creare un partito molto importante, che ha fatto e disfatto tutti i governi della Seconda Repubblica. Sicuramente è un genio, come Vanna Marchi, aiutato da milioni di elettori molto inclini alla creduloneria, soprattutto negli anni durante i quali Bossi non aveva più nulla da dire».

L’analisi politica, minuziosa, attenta della politica contemporanea peninsulare ha conquistato le centinaia di persone presenti che, ammassate, sedute per terra o in piedi o al piano superiore, hanno ascoltato con attenzione lo scrittore torinese che, con il suo bagaglio, il suo calderone di conoscenza, di episodi e fatti politici di primo e di secondo piano, ha potuto anche ripercorrere la storia politica italiana generale parallelamente a quella individuale della Lega Nord, toccando anche i problemi attuali del “partito verde”: «Maroni è un politico di serie B: può dire qualsiasi cosa, anche la più importante e più decisiva, ma nessuno la nota, non lascia mai il segno. Bossi può dire la cosa più sciocca e più inutile del mondo però lasciava il segno, anche quando – dopo l’ictus – il suo cervello si era dimezzato. Maroni è la retrovia: perciò qualcuno nella Lega sta pensando di non presentarsi alle prossime elezioni nazionali perché rischiano di non raggiungere il quorum e quindi rischiano la morte di un partito strano e attualmente insensato come quello della Lega Nord che, se ha un futuro, di certo non ce l’ha con Maroni».

Bossi, esageratamente leader, il “lìder” che rutta e che alza il dito medio come saluto, aiutato dagli «altri partiti che hanno dato un grandissimo contributo alla Lega vista l’inesistenza in Italia di un centrodestra e centrosinistra normali, con i loro disastri» è stato sulla scena politica italiana per 25 anni anche a causa dell’insoddisfazione totale del Paese verso la Politica, per poi però rendersi conto che anche la Lega ha assunto tutte le nefandezze e le caratteristiche peggiori della “Roma Ladrona”, proprio ciò che la Lega bandiva un ventennio fa, perdendo ora ogni possibilità di credibilità.

Primo di una futura serie di libri, il lavoro editoriale presentato ieri pomeriggio dal co-fondatore del ‘Fatto’ segue il “filo rosso” dell’antipolitica, che deriva proprio da quelli che noi – erroneamente – crediamo politici, ma che di politici non hanno più nulla, ammesso che lo fossero mai stati: da Bossi (che forse è il più politico, un politico assolutamente unico che si è diplomato per corrispondenza e ha dato 3 feste di laurea senza essersi mai laureato, ingannando anche la moglie per davvero) a Berlusconi (mai stato un politico), da D’Alema a Bertinotti, e così via.

E, dopo sferzate e ironici attacchi al Trota, al Federalismo, al PdL, al PD e al Presidente della Repubblica, il Travaglio, fra risate e applausi, ha dedicato l’ultima parte della conferenza all’attacco dell’intero sistema, che è «un sistema marcio anche a causa dei finanziamenti pubblici alla politica e ai giornali»: è il sistema che ha voluto i Tecnici come (SuperMario) Monti o (il «pentaministro») Passera: «quelli che sono i tecnici adesso sono i grandi banchieri che ci hanno fregato miliardi e miliardi di euro in passato. La politica e i grandi giornali stanno preparando uno, due, tre, quattro, cinque governi Monti/Passera, magari con un intervallo di Montezemolo, indipendentemente da quello che gli italiani voteranno», ha polemizzato Travaglio, continuando: «Fiorito quando ruba fa meno danni di Passera. Preferisco essere governato da un Fiorito, precisando che sta bene dove sta, in galera, che da questi tecnici, che non sono i salvatori, ma sono proprio loro il problema».

Comunque, in fondo, Marco ha ragione: la verità è che «se non cambiano noi, le cose non cambieranno mai».

sabato 20 Ottobre 2012

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