Cronaca

Punta Perotti, lo Stato risarcirà 49milioni di euro ai Matarrese

La Redazione
L'Italia condannata dalla Corte di Strasburgo. Emiliano: la colpa è di Berlusconi
2 commenti 234

Si conclude un'altra vicenda giudiziaria, quella di Punta Perotti e della sua causa milionaria innanzi la la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che ha condannato lo Stato Italiano a risarcire alle tre imprese costruttrici del complesso residenziale poco dopo la spiaggia di Pane e Pomodoro, i danni materiali, 49 milioni di euro in tutto.

La grande camera, con decisione del 24 settembre, ha respinto il ricorso presentato dal governo italiano contro la sentenza del 10 maggio scorso che condannava l'Italia.

La decisione è stata comunicata dallo stesso governo italiano che ora si trova a pagare il più alto risarcimento mai imposto a uno Stato.

Inizialmente le imprese costruttrice, nel ricorso avanzato innanzi alla Corte dei Diriitti dell'Uomo, avevano chiesto un risarcimento paria a 571 milioni di euro ed inutile era stato l'invito dei giudici rivolto alle stesse imprese e allo Stato Italiano a trovare un accordo; inutile anche la restituzione dei terreni da parte del Comune ai costruttori, così come sancito dalla Cassazione, così le tre imprese hanno portato a termine le loro richieste.

Immediata la doichiarazione del Sindaco di Bari Michele Emiliano, più volte chiamato in causa (in senso lato del termine) nella vicenda poichè fu lui a volere fortemente l'abbattimento dell'"ecomostro" sul Lungomare della città: “È stata una legge nazionale sbagliata a determinare una confisca senza condanna, fatto questo contrario alla Carta europea dei diritti dell’uomo. Ed è per questo che lo Stato Italiano dovrà risarcire i costruttori”.  “Lo Stato italiano – aggiunge Emiliano –  era stato avvertito dal sottoscritto nel 2008, nella persona del Presidente del Consiglio Berlusconi, al quale avevo consigliato un immediato intervento di legge per evitare il danno. Ma non sono stato mai ascoltato”.

Il Comune di Bari non era parte di tale giudizio, perché ad essere chiamato in causa era lo Stato Italiano in relazione alla confisca dell’area disposta nel 2001 dalla Corte di Cassazione, in base all’articolo 19 della legge 47/85”.

L’articolo 19 della legge 47/85 recita: “la sentenza definitiva del giudice penale che accerta che vi è stata lottizzazione abusiva dispone la confisca dei terreni abusivamente lottizzati e delle opere abusivamente costruite. Per effetto della confisca i terreni sono acquisiti di diritto e gratuitamente nel patrimonio del Comune nel cui territorio è avvenuta la lottizzazione abusiva. La sentenza definitiva è titolo per la immediata trascrizione nei registri immobiliari”.

Nel gennaio 2001 la Corte di Cassazione, in applicazione di questa norma, ha accertato la lottizzazione abusiva dell’area di Punta Perotti e ha confiscato i terreni e gli immobili ivi insistenti, assolvendo i legali rappresentanti delle imprese lottizzanti per errore nella interpretazione della legge.

A seguito di tale sentenza la società Sudfondi ha proposto il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) contro lo Stato italiano, ritenendo la misura della confisca incompatibile con la ritenuta assenza di reato che ha portato alla assoluzione.

Il Comune non è mai stato parte di questo giudizio poiché esso non ha alcuna responsabilità in ordine alla emanazione della legge 47/85 né in ordine alla interpretazione che le ha dato la Corte di Cassazione, oggetto del ricorso.

Per quanto riguarda la demolizione di Punta Perotti, l’abbattimento resta un atto indiscusso di ripristino della legalità, e questo è stato riconosciuto tanto dal Governo, quanto dalla Corte Europea. Il Comune di Bari, abbattendo quegli edifici, non solo ha rispettato una sentenza della Cassazione, ma ha adempiuto ad una precisa norma del 2004 del Governo Berlusconi che imponeva la demolizione. La legge del 15-12-2004 n.308 art.32 (Governo Berlusconi) recita: “in considerazione del grave pregiudizio arrecato al paesaggio da vasti interventi di lottizzazione abusiva realizzati nella località denominata Punta Perotti nel Comune di Bari, il Direttore Generale per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, verificato il mancato esercizio del potere di demolizione delle opere abusive già confiscate a favore del Comune con sentenza penale passata in giudicato, diffida il Comune medesimo a provvedere entro il termine di 60 giorni, invitando la Regione Puglia ad esercitare, ove occorra, il potere sostitutivo. Il Direttore Generale, accertata l’ulteriore inerzia del Comune, nonché il mancato esercizio del potere sostitutivo da parte della Regione, provvede agli interventi di demolizione avvalendosi a tal fine delle strutture tecniche del Ministero della Difesa”.

Il danno lamentato dai costruttori non è peraltro relativo alla demolizione, avvenuta oltre 5 anni dopo la presentazione del ricorso alla Corte Europea, ma esclusivamente alla confisca dei suoli.

giovedì 4 Ottobre 2012

Notifiche
Notifica di
guest
2 Commenti
Vecchi
Nuovi Più votati
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti
Francesco Maiorano
Francesco Maiorano
9 anni fa

E ti pareva che la colpa non fosse di Berlusconi? Ma lo stato dovrebbe rivalersi su chi ha dato il parere positivo ai progetti e ceramente sono gli uffici tecnici del Comune di Bari

Gabriele Piscitelli
Gabriele Piscitelli
9 anni fa

Sig. Michele Emiliano si ricordi dei diritti dell’Uomo sanciti dalla Costituzione Italiana ed Europea. Non dare la colpa agli altri, oh “Ignoranza della Legge” Forse in molti casi sembrerebbe e sarebbe la sua personalità non tanto sincera.