Lecce nebulosa, internazionale e un po’ barese

Nicolò Ceci

Tour d'arte europeo, ma tutto nostrano

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L’associazione barese “Geo Arte” tra le promotrici di una mostra poliglotta visitabile fino al 29 settembre presso il Castello Carlo V di Lecce.
“Quando c’è arte? Quando c’è simbolizzazione e cioè quando quell’evento e quell’artista ci aprono le porte di un incontaminato mondo invisibile: e il confine che una mostra con al centro il tema astronomico ci consente di superare, per mostrare l’invisibile, è quello tra mondo interno e mondo esterno.
L’orbicular nebulosae richiama prepotentemente quella circolarità primordiale dell’Uroboro il serpente che si morde la coda e che rappresenta la circolarità della vita e della morte, dello stadio primordiale dell’unione dei contrari e della nascita della coscienza. Un processo che non può fare a meno dell’uomo quale essere unico, dotato di capacità simbolica”.

Con queste parole Vito Caiati – rappresentante di “Geo Arte contemporanea” – ha presentato lunedì scorso in conferenza stampa la mostra collettiva “Orbicular nebulosae” nel suggestivo Castello Carlo V di Lecce, insieme ai relatori Guglielmo Greco – promotore dell’iniziativa – e Damien Killeen – artista.
Dal 4 al 29 settembre infatti l’associazione “Geo Arte” di Bari ha organizzato in collaborazione con l’associazione “Co.61 Arte contemporanea” di Grottaglie (Taranto) un evento che è molto più poliglotta di quanto possa apparire, dato che la location leccese rappresenta solo la prima tappa di un tour europeo che vedrà la stessa esposizione approdare presto in Inghilterra, Germania e Scozia.

Gli otto artisti – Daniel Killeen, Geri Loup Nolan (Scozia), Keith McIntyre (Inghilterra), M&P – Monticelli & Pagone, Raffaele Quida, Silvia Ranchicchio e la barese Magda Milano – sono stati coordinati da Ilaria Miccoli – “Co.61” e Ilaria Caravaglio – “Bosi Artes”, di Roma.
Il progetto – patrocinato da Regione Puglia, Provincia di Lecce, Città di Lecce – si inserisce nel calendario degli eventi partecipanti alla candidatura di Lecce come Capitale Europea della Cultura nel 2019 e si conferma come un esperimento di dialogo tra generazioni di artisti ambasciatori di diversi Paesi Europei – attraverso l’eterogeneo e “nebuloso” linguaggio dell’arte.

Caiati ha dunque concluso: “è questo un evento che parte dall’Astronomia ma che in realtà ci offre opere la cui costruzione è avvenuta all’ombra della suggestione di immagini archetipiche con cui non siamo entrati ancora in contatto. I messaggi sono iscritti al loro interno e servono a renderci consustanziali al mondo che – senza questo recupero di interiorità e di senso – ci appare estraneo, privo di una reazione emotiva al nostro essere.”

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