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Bagnini: un lavoro “da cani”

Pasquale Amoruso
Il migliore amico dell'uomo sarebbe una valida alternativa
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L’estate è al suo giro di boa. Luglio è terminato e arriva il tanto agognato agosto che per molti lavoratori significa “ferie” e quindi vacanze al mare. A permettere che il tutto si svolga in tranquillità e in sicurezza vi è, per legge (e per fortuna), nelle spiagge private e, purtroppo, soltanto in alcune pubbliche una figura tanto importante quanto bistrattata: il bagnino. In realtà la dicitura esatta sarebbe “Assistente Bagnanti” ma, quando lo si fa notare, i più sorridono ignorando e sottovalutando le capacità e le nozioni pratiche e teoriche che ogni assistente bagnanti ha fatto proprie durante il corso di abilitazione e in seguito durante le esperienze lavorative.

Studenti di scuole superiori e universitari, atleti e nuotatori amatoriali, ma anche coloro che del lavoro estivo ne hanno fatto una professione “storica”, e quindi ancor più professionale, affollano i nostri lidi con indosso una canotta rossa, un fischietto al collo e tanta pazienza. Ordinanze della capitanerie di porto, chimica delle acque in piscina, prevenzione degli incidenti, tecniche di salvataggio sono solo alcune delle conoscenze che hanno.

Per non parlare delle responsabilità civili e penali che si assumono. Trascorreranno, a differenza di molti altri coetanei, il ferragosto a lavorare, così come hanno fatto finora per la maggior parte delle domeniche. Restano comunque l’invidia di molti impiegati pubblici che scambierebbero volentieri il loro ufficio con la torretta del salvataggio, ignorando però che, pur di guadagnare qualcosa, gli assistenti bagnanti sono costretti ad accettare condizioni di lavoro “irregolari”: assicurati per 8 ore al giorno ne lavorano 11 / 12 guadagnando in media 3 euro all’ora; il giorno di riposo settimanale non è sempre “concesso” e quando lo è corrisponde ai giorni di maestrale o di cattivo tempo. E il contratto? Non tutti i gestori di spiagge regolarizzano i propri dipendenti dato che i controlli della capitaneria di porto sono rivolti solo ad appurare che siano rispettate le condizioni di sicurezza per i bagnanti.

E per un lavoro che alcuni definirebbero “da cani” ecco che il migliore amico dell’uomo si appresta a sostituirlo. Ogni anno sempre più cuccioli vengono ammaestrati per assolvere al meglio il servizio di “recupero pericolante” per la gioia di gestori e direttori di spiagge che, con qualche croccantino e un pò d’acqua fresca, riusciranno ad avere i loro dipendenti perfetti.

 

domenica 5 Agosto 2012

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