Derby Bari-Lecce, indagini concluse

la Redazione

L'accusa è di frode sportiva. Peggiorano i guai per la squadra salentina

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I magistrati della Procura di Bari hanno finito il loro lavoro. Le indagini si sono concluse e ora è tutto ancora più chiaro.

La partita era venduta, Masiello in primis se l’era venduta, e quel suo autogol a pochi minuti dalla fine, che definì il risultato (il famoso 2 a 0 per il Lecce e che permise alla squadra salentina di “conquistare” la serie A), servì ad assicurarsi che non ci fossero colpi di scena perché, si sa, nel calcio non è mai detta l’ultima parola fino a quando non si sentono i tre fischi finali.

Così il giocatore del Bari si trasformò da difensore ad attaccante, ma della squadra avversria, spingendo in porta quel pallone che sarebbe andato sicuramente fuori tanto che l’allora portiere del Bari, Gillet, non si sforzò nemmeno di toccarlo. Da qui, l’incredulità dello stesso per l’intervento di Masiello a cui domandò: “ma perché l’hai toccata?”. Lo sapeva bene il perché: per riscattare l’ultima tranche della somma che gli era stata promessa e che ritirò all’Hotel Tiziano di Lecce.

Ora l’avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato a 3 persone, tra le quali l’ex presidente dell’Us Lecce, Pierandrea Semeraro. Secondo l’accusa, il derby sarebbe stato comprato con 230mila euro versati in più tranche.

 

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