Carceri: proteste contro criticità sanitarie e climatiche

La Redazione

Il Sindacato di Polizia aveva già lanciato l'allarme

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Diverse forme di proteste al momento pacifiche con astensione dal vitto, cibo e con la sola battitura delle inferriate si starebbero verificando da parte dei detenuti in alcune delle Strutture Penitenziarie Pugliesi, tra queste Bari, Taranto e Foggia . Il Sindacato di Polizia OPSAPP lancia l’allarme e chiama il Ministro della Giustizia a valutare d’urgenza l’avvicendamento dei Vertici Regionali della Puglia. 

Mastrulli  dichiara: “Sono mesi che il Sindacato di Polizia OPSAPP , tra i più Autorevoli nella rappresentanza sia
a livello nazionale che Regionale dei Baschi Azzurri , richiama l’attenzione sulle criticità e sull’invivibilità delle undici strutture penitenziarie Pugliesi, come sul sovraffollamento, sulle criticità sanitarie e climatiche che si registra nelle “celle” dei 4.550 detenuti contro una regolamentare capienza di 2.450 posti letto. Sono mesi che si invita l’attuale Provveditore regionale a recarsi direttamente in tutti i reparti detentivi delle proprie Carceri per la verifica di quello che secondo il Sindacato di Polizia OSAPP,è inaccettabile sotto l’aspetto custodialistico,di vigilanza, di sopravvivenza e di scarsa standard di sicurezza che gli stessi Penitenziari con un sovraffollamento pari al 100% rispetto alla capienza regolamentare”.

E ancora, citando una massima di uno Storico:  “Se è vero che il grado di civiltà di un Paese si misura dal grado di civiltà delle carceri, dopo la segnalazione/denuncia di avvistamento “ratti” nelle celle e cucina dei detenuti a Lucera,ma già in passato lo avevamo ripetutamente denunciato per la Sezione Femminile del carcere di Bari,il nostro Paese e la nostra civiltà devono dare urgenti chiarimenti alla Comunità Internazionale Europea rispondendo alle diverse interrogazioni parlamentari depositate a Strasburgo dai politici Italiani proprio sugli stessi argomenti denunciati in Italia dal Sindacato di Polizia OSAPP”.

Intanto le proteste anche se definite “di solidarietà” come quella attuata in questi giorni dai 530 detenuti di Bari,  continuano e si allargano a macchia d’olio.

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