Consulta degli Studenti Universitari, continua la bagarre

Ilaria Discornia

I dottorandi rispondono alle accuse dei "senza padroni"

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A meno di 48 ore dalla prima riunione della Consulta degli Studenti Universitari continuano le polemiche con cui ci eravamo lasciati.

A quanto pare le rimostranze di chi aveva firmato le proprie schede con la scritta “senza padroni” non erano poi così infondate, dato che l’Associazione dei Dottorandi e Dottori di ricerca Italiani ha reso nota la sua posizione sulla questione.

Ricordiamo che fanno parte della Conusulta tre Dottorandi e Dottori su trentatre componenti totali; esattamente quante sono state le schede bianche nella prima tornata elettorale di mercoledì scorso e proprio quanti sono stati i voti decisivi presi da Giovanni Vecchio per diventare il primo Presidente di quest’ organo, costituito con l’obiettivo di rendere Bari una città realmente a misura di studente.

Nel loro comunicato i Dottori di Ricerca e i Dottorandi delle Università di Bari hanno ammesso la paternità di quei tre voti, riconoscendo nella componente eletta una certa sinergia e una comunanza di percorsi e obiettivi.

“Se si hanno idee e percorsi diversi non si stipulano accordi di potere in nome della nuova politica, di un malinteso bene comunee del superamento delle ideologia“, spiegano dall’ ADI.

E tengono a precisare che il loro appoggio al neo presidente è stato accordato senza nulla pretendere in termini di cariche all’interno della Consulta.

“Ciò non toglie – concludono – che da domani in Consulta ci confronteremo con tutti e senza pregiudizi sulle questioni relative a Bari città universitaria”. 

Di seguito il testo integrale del comunicato dell’ ADI BARI

LA NOSTRA PRESENZA NELLA CONSULTA CITTADINA UNIVERSITARIA

Dopo l’insediamento della Consulta Studentesca Universitaria si sono susseguite ricostruzioni inesatte e dichiarazioni delle organizzazioni studentesche che ci chiamano in causa. Pertanto vorremmo chiarire la nostra posizione.
L’associazione dottorandi e dottori di ricerca è presente nella Consulta con 3 rappresentanti con pari diritto di voto rispetto ai 33 membri della componente studentesca e degli specializzandi.

Da subito la nostra posizione in merito all’elezione della presidenza è stata quella di cercare una convergenza con quei soggetti studenteschi con i quali abbiamo condiviso percorsi, prese di posizioni e visioni dell’Università, con particolare riferimento alla legge 133, alla riforma Gelmini e alla proposta di abolizione del valore legale del titolo di studio, provvedimenti in continuità con la progressiva precarizzazione del mondo della ricerca.

A questi abbiamo chiesto di condividere una candidatura comune, mostrandoci disinteressati a ricoprire incarichi e senza chiedere nulla in cambio del nostro sostegno. Di fronte all’impossibilità di costruire un fronte comune abbiamo deciso di astenerci, venendo meno a questo proposito solo nel caso in cui si fosse presentata la concreta possibilità di vittoria di quelle componenti che i suddetti provvedimenti hanno sostenuto e difeso, palesando un’idea di Università che riteniamo radicalmente diversa dalla nostra.

Essendosi verificata questa possibilità al secondo turno abbiamo votato responsabilmente per Giovanni Vecchio, senza chiedere nulla in cambio ne’ nell’immediato, ne’ nel futuro.

Chi vuole, se gli piace, può chiamare ciò ‘vecchia politica’, ma per noi è semplicemente Politica: se si hanno idee e percorsi diversi non si stipulano accordi di potere in nome della nuova politica, di un malinteso bene comune e del superamento delle ideologie. Ciò non toglie che da domani in Consulta ci confronteremo con tutti e senza pregiudizi sulle questioni relative a Bari Città Universitaria.

La riprova della trasparenza della nostra posizione e del nostro percorso sta nel fatto che pur non avendo espresso alcuna candidatura abbiamo presentato un programma di intenti dei nostri lavori in Consulta (a cui rimandiamo) e che all’insediamento della stessa, non avendo nulla da nascondere, abbiamo chiesto che la votazione avvenisse con voto palese, cosa che non si è verificata per volontà di altri.

Concludiamo dicendo che la gazzarra seguita alle votazioni oltre a essere irrispettosa del luogo istituzionale all’interno del quale è avvenuta, rappresenta un perfetto esempio di quella cattiva politica da cui prendiamo le distanze nei fatti. Certi che sia stata un’eccezione e che nel prosieguo dei lavori della Consulta tutte le organizzazioni terranno un contegno diverso, rivolgiamo al Presidente e a tutti i membri della stessa gli auguri di buon lavoro.

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