Ex stabilizzati, una lettera bipartisan dai senatori al Ministro Balduzzi

Laura Maffei

D’Ambrosio Lettieri: “Rinunciando a trovare una soluzione, si rischia l’indebolimento del sistema sanitario"

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Qualche tempo fa l’incontro bipartisan in Regione tra parlamentari e risorse regionali coinvolte nel sistema sanitario, ma appariva chiaro che la soluzione per i più di 200 dirigenti medico-amministrativi fosse ancora lontana, ma ora non sembra nemmeno ipotizzabile.

Se ne deduce dall’ultima affermazione del direttore generale della Asl di Bari, il dottor  Colasanto: “in assenza di provvedimenti regionali o nazionali non potrà rinnovare a fine giugno i contratti al personale medico ex stabilizzato e ha confermato l’intenzione di procedere ad una nuova riorganizzazione del sistema ospedaliero nella Asl di Bari, con tagli e accorpamenti, al fine di garantire proprio i livelli essenziali di assistenza”.

Ad onor del vero non era necessaria nemmeno questa puntualizzazione perchè rinnovare i contratti degli ex-stabilizzati, in scadenza  il 30 giugno prossimo, era pressoché impossibile perchè si sarebbe violata la legge nazionale che stabilisce che per i contratti a tempo determinato è possibile spendere non oltre il 50% di quanto sborsato nel 2009.

La vicenda si  complica e gli operatori amministrativi e sanitari non sono per niente ottimisti.

Ma i politici non si danno per vinti e 11 senatori di centrodestra e centrosinistra ci riprovano e scrivono al ministro Balduzzi per ottenere una soluzione definitiva da concordare in un incontro urgente “pur non chiudendo la porta ad altre soluzioni condivise”.

Sono i senatori d’Ambrosio Lettieri, Tedesco, Procacci, Costa, Tomaselli, Saccomanno, Carofiglio, Amoruso, Latorre, Mazzaracchio e Mongiello.
“Un’idea sarebbe, sottolinea in una nota d’Ambrosio Lettieri, l’abolizione dell’art. 16, comma 8, del decreto-legge 98/2011. In sostanza, si elimina la disposizione legislativa secondo cui “i provvedimenti in materia di personale adottati dalle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ed in particolare le assunzioni a tempo indeterminato, incluse quelle derivanti dalla stabilizzazione o trasformazione di rapporti a tempo determinato, nonché gli inquadramenti e le promozioni posti in essere in base a disposizioni delle quali venga successivamente dichiarata l’illegittimità costituzionale sono nulle di diritto e viene ripristinata la situazione preesistente a far data dalla pubblicazione della relativa sentenza della Corte”.

“Rinunciando”, continua il Senatore e Segretario della Commissione Igiene e Sanità al Senato, “a trovare una soluzione concreta, si rischia il serio indebolimento del sistema sanitario già profondamente provato. Attraverso questo emendamento, si propone una modifica della legge vigente al fine di trovare un’altra  ipotesi rispetto a quella delle conciliazioni, che possa mettere la parola fine ad una intollerabile vicenda che ferisce la dignità e i diritti di operatori sanitari e indirettamente dei cittadini, nonché i principi di equità, prefigurandosi, sostanzialmente, una sorta di espulsione dal sistema, quello stesso che hanno servito con  la propria professionalità e dedizione”.

Anche il Segretario generale dell’Usppi Nicola Brescia ha espresso “forte preoccupazione per la situazione creatasi e per le prospettive del Servizio sanitario regionale” e, dal canto suo, annuncia una dura battaglia sindacale per tutelare non solo gli ex stabilizzati, bensì tutti i precari – medici, infermieri, tecnici, ausiliari, sono circa 400 i precari – che, nella Asl di Bari, rischiano di non avere la proroga, alla scadenza di fine giugno, la cui conseguenza naturale sarebbe l’aggravarsi dell’emergenza per i bassi livelli di assistenza che si garantirebbero.
“La macroscopica scarsità di personale (in Puglia è stimata una carenza di 20.000 addetti), la mancanza di servizi territoriali e le difficoltà sul piano assistenziale negli ospedali pugliesi, acuite dal piano di rientro – ha denunciato il segretario dell’Usppi Brescia – costituiscono vere e proprie limitazioni al diritto alla salute costituzionalmente tutelato”.

         

 

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