Le intercettazioni tra legalità, diritto di cronaca e diritto alla riservatezza

Marianna Cea

Se ne è discusso ieri tra magistrati, giornalisti e politici

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 “Intercettazioni tra legalità, diritto di cronaca e diritto alla riservatezza”,  questo il titolo dell’ intermeeting  svoltosi ieri pomeriggio e organizzato dall’associazione internazionale Lions Club, con lo scopo di informare e di riflettere criticamente sulle intercettazioni, sul segreto istruttorio e sulla violazione della privacy.

Un tema, quello delle intercettazioni, molto dibattuto sia tra i politici presenti  sia durante il confronto fra giuristi ed esponenti dei mass media, poiché, se da un lato viene affermato l’utilità dello strumento, dall’altro l’uso delle intercettazioni viene condannato per la violazione della privacy che ne può derivare.

Oggi , ran parte delle polemiche in materia d’intercettazioni, infatti, pur partendo da profili tecnici -giuridici trovano il momento critico nell’istante  in cui il contenuto delle conversazioni intercorse (spesso infatti non vengono intercettati solo coloro che sono indagati ma anche coloro che sono estranei ad ogni rilievo penale) viene diffuso dai mass media e per questo pruriginoso per la curiosa opinione pubblica.

Si pensa che una nuova  legge o una riforma sia in grado di porre un freno alla pubblicazione delle intercettazioni soprattutto fra personaggi che sono irrilevanti ai fini delle indagini e che solo così si possa restringere l’ambito di operatività di uno strumento indispensabile per l’accertamento di reati particolarmente gravi.

In verità esiste già una normativa particolarmente stringente che regola l’uso delle intercettazioni e se le norme già in rigore fossero osservate, si eviterebbero tutte quelle “deviazioni” che il legislatore si era prefigurato di percorrere.

Il Pm del DDA del Tribunale di Bari, Eugenia Pontassuglia, ha sottolineato come oggi purtroppo si ricorre all’uso delle intercettazioni anche là dove ci potrebbero essere altri strumenti per poter svolgere le indagini (pedinamenti, controlli effettuati visivamente) e come spesso oggi vengano pubblicati atti coperti da segreto istruttorio. La causa principale di questa divulgazione di  notizie è la spregiudicatezza delle indagini, ma anche di  atti che non afferiscono alla indagine stessa e che non sono rilevanti penalmente – come la pubblicazione di notizie sulla vita privata delle persone intercettate: relazioni extra-coniugali o malattie.
“La normativa è una normativa rigida  e se tutti noi ci impegnassimo seriamente a osservarla molte disfunzioni non si verificherebbero perché i rimedi ci sono. Non occorre trascrivere tutte le conversazioni telefoniche, ma solo le informazioni  più rilevanti che costituiscono la prova del reato senza infarcire l’informativa di trascrizioni che riempiono pagine e pagine e non hanno nessun contenuto sostanziale.”

Cosi infatti si può porre un freno ad uno degli abusi che vengono quotidianamente presi in considerazione e che spingono verso la riforma delle intercettazioni.

Non si è fatta attendere durante l’intermeeting la risposta di Paola Laforgia, presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Puglia, che interrogandosi sul ”diritto alla riservatezza” (diritto non uguale per tutti perché il cittadino comune ha diritto alla tutela della propria privacy in maniera superiore rispetto a quella che ha una persona che ha una visibilità pubblica) ha sottolineato come sia importante conoscere le vicende pubbliche e private  di uomini impegnati nella vita pubblica soprattutto se questi assumono  una condotta privata che si discosta da quelli che sono i valori che proclamano.

“I giornalisti non scardinano il segreto istruttorio perché nella maggioranza dei casi” –ha dichiarato Paola Laforgia– “le intercettazioni che vengono pubblicate sono contenuti in atti che non sono più coperti da segreto e quindi in atti che sono diventati pubblici.
Deve essere il magistrato a stabilire cosa è importante e necessario e debba essere inserito nell’atto che poi diverrà pubblico; alcune ordinanze sono state scritte pensando alla pubblicazione perché spesso nei provvedimenti cautelari sono inseriti “commenti” che più che finalizzati all’atto giudiziario sembravano realizzati per la sintesi giornalistica.
Compito del giornalista è di  individuare quale siano le notizie che hanno o possono avere un interesse pubblico, perché il suo dovere è informare i cittadini su eventi che hanno una rilevanza non necessariamente penale.”

 

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