Carcere di Bari, le condizioni igienico-sanitarie sono al limite della vivibilità

Il sindacato della Polizia Penitenziaria: “arriveremo alla Corte Europea per tutelare i diritti dei lavoratori”
Si è tenuto la scorsa settimana l’Assemblea Generale dei Quadri Permanenti del Sindacato di Polizia penitenziaria dalla quale è nuovamente emersa la situazione di profondo degrado in cui versa il carcere di Bari.
Cosa non nuova ai più, ma ad essere inefficiente e in condizioni igieniche drastiche è ora anche la Sezione Femminile.
Non è solo il numero elevato delle detenute a spaventare gli agenti, ma il fatto che l’invivibilità è aggravata dalla “presenza di insetti, volatili, scarafaggi, zanzare, millepiedi, piccioni e finanche intrusioni di roditori”.
E’ questa la denuncia allarmante del sindacato OSAPP, i cui poliziotti sono costretti a svolgere il proprio lavoro in situazioni di degrado che minano l’animo delle donne.
“Non deve stupire – dice – se l’intero terzo piano della struttura è stato dichiarato anni fa inagibile ed è attualmente “vietato” alle persone che altrimenti si troverebbero a combattere con l’odore nauseante di escrementi animali”.
Ad intervenire sulla vicenda in modo concreto sono state anche le Donne dei Baschi Azzurri della Polizia Penitenziaria che, nel corso di uno specifico incontro sul nuovo Carcere, segnalarono la questione anche al Sindaco della Città di Bari.
In quella occasione non mancarono, da parte del primo cittadino, rassicurazioni che sono rimaste tuttavia solo verbali perchè ad oggi non vi è stato alcun miglioramento e non è stato adottato nessun provvedimento specifico per i singoli reparti.
Domenico Mastrulli, Vicegenerale Nazionale OSAPP, in una missiva rivolta a tutte le autorità competenti nell’ambito delle situazioni carcerarie, da Roma a Bari, palesa tutta la sua preoccupazione per gli agenti e per il dispendio economico di risorse che non vengono ben destinate.
“Per il Sindacato dei Poliziotti – scrive – è necessario dover sollecitare nuovamente la costruzione di un nuovo Penitenziario nella Città di Bari, urgenza quanto mai indispensabile per Sicurezza della Comunità Barese oltre che per la sicurezza dell’igiene e della salubrità dei 500 detenuti, a fronte delle 292 regolamentari, e nell’interesse delle oltre 400 unità di dipendenti”.
Inoltre, il sindacalista denuncia che, “seppur con DPR. 395/1995 venne stanziata, dalla Commissione sul benessere del Personale, per l’amministrazione penitenziaria del Carcere di Bari, la somma di 50.000,00, su una disponibilità finanziaria pari a 150.000,00 euro per le Strutture della Puglia, i fondi sembrerebbero stati utilizzati per la “foresteria dei dirigenti”, ovvero acquisto di mobilio, arredamento, suppellettili, tutto poi trasferito presso la Struttura Penitenziaria di San Severo”.
Per il Sindacato OSAPP, come puntualizzano nella nota, “l’aver impiegato cinquantamila euro in tutt’altro indirizzo da quello indicato dalla Commissione deputata, mentre oggi restano situazioni di disagio e di scarsa igiene negli ambienti del benessere e dove stazionano i dipendenti Poliziotti, appare gravissimo soprattutto dal momento in cui i fondi dovevano essere destinati esclusivamente per il penitenziario di Bari”.
Ma Mastriorilli non si ferma qui, anzi, confida nell’apertura di un’indagine conoscitiva sulle criticità igieniche segnalate soprattutto perchè, sottolinea, “da tempo non risulta che il personale dipendente femminile sia stato sottoposto a visite di routine e di controllo, o invero, sottoposte ad esami clinici e di laboratorio né, risulta a chi scrive, la presenza mensile nei reparti dove lavorano i dipendenti del medico del lavoro così come richiede la legge”.
Il sindacato, profondamente sconcertato, assicura di continuare a denunciare il “degrado barese” a tutti i livelli fino a segnalare la questione alla Corte Europea per la Difesa dei diritti alla sopravvivenza dell’essere umano e contro la tortura del disinteresse da parte di chi dovrebbe essere in prima fila nella tutela dei lavoratori.
Sabato scorso la festa penitenziaria, cerimonie, fiori e visite ufficiali. Sarebbe bello se per quel giorno i carceri non fossero stati sovraffollati, le condizioni igieniche fossero state ottimali, e dipendenti e detenuti/e avessero vissuto in un ambiente salubre e degno tanto da poter definire la pena come i padri Costituzionali l’avevano immaginata: rieducativa.
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