Professioni sanitarie, infermieri allo sbando: spariti quasi un milione e mezzo di euro

Appello al Presidente Vendola. Malasanità sin dalla formazione universitaria
Quando il 22 luglio 2008, l’Università degli Studi di Bari e la Regione Puglia sottoscrissero il Protocollo d’Intesa che regolamentava i principi generali dei rapporti fra il Servizio Sanitario Regionale e l’Università ai fini del funzionamento e della gestione dei corsi di laurea nelle professioni sanitarie, coloro che sarebbero divenuti i futuri infermieri esultarono.
Infatti, l’Art. 8 della Convenzione attuativa tra l’Università degli Studi di Bari e l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Bari dichiarava che “sono a carico dell’Azienda gli oneri relativi al contributo annuo per ciascun anno di Corso di Laurea attivato di € 9.000, da versare entro e non oltre il 30 maggio di ciascun anno”, più un “contributo forfettario annuo aggiuntivo per ciascun Corso di Laurea attivato di € 3.000.” Infatti, la Deliberazione del Direttore Generale n. 1602 del 22 dicembre 2011, dispose di corrispondere all’Università degli Studi di Bari, la somma complessiva di € 1.496.000 dovuta a titolo di contributo per spese di funzionamento dei c.d.l. triennali nelle professioni sanitarie attivati negli anni accademici 2005/06, 2006/07, 2007/08, 2008/09, 2009/10 e 2010/2011.
Ma dove sono finiti realmente i soldi?
A tale domanda hanno provato a rispondervi gli stessi studenti di Infermieristica di Bari che, in una relazione, hanno criticato la non attuazione della Convenzione: “Nonostante sia a carico del Policlinico di Bari fornire divise, accertamenti sanitari e materiale didattico,– si legge nella nota – agli studenti non è stata fornita nessuna divisa, obbligando gli stessi ad acquistarla a loro spese (€100 a completo ndr.); altresì nessun accertamento sanitario è stato proposto agli studenti dall’inizio del Tirocinio Formativo.”
Fra gli studenti c’è chi ha detto: “Secondo l’art. 4 della Convenzione, ci sarebbe il rischio chiusura dei vari corsi ma riescono sempre a evitare i controlli previsti. Vorremmo tanto che a tutto questo venisse dato il giusto rilievo, sia perché paghiamo le tasse e non abbiamo nulla in cambio, sia perché c’è sempre di mezzo la vita delle persone. Infine questi sono i soldi della Regione, ossia i nostri e dei cittadini che pagano le tasse.”
La denuncia degli studenti non si è limitata al mero fattore economico. Essi hanno criticato il clima in cui si sta evolvendo la loro istruzione. Deliberatamente affidata a degli Infermieri, la loro formazione è circoscritta alla banale imitazione piuttosto che a un rigoroso lavoro scientifico. Ancor più grave, per i futuri infermieri, è il fatto di essere continuamente esposti a tutte le varie offese dei professori e degli studenti di medicina che li considerano di “serie B”. La beffa è poi sentirsi dire dagli stessi infermieri, che nulla gli hanno mai insegnato, che anche dopo la Laurea rimarranno ignoranti e senza pratica.
Secondo quanto riferitoci, il Presidente di Facoltà Paolo Livrea avrebbe dovuto ricevere i rappresentanti delle associazioni studentesche, ma alcuni studenti vorrebbero invece delle spiegazioni dal Direttore Generale del Policlinico Vitangelo Dattoli al quale chiederebbero: “Che ne ha fatto, e continua a fare, dei soldi della Regione a noi destinati, visto che versiamo in condizioni a dir poco scandalose?”
Altri invece hanno paura persino di dialogare quando dall’altro lato ci si trova di fronte ai cosiddetti “professoroni”. “Noi – tuona un altro studente – dovremmo avere dei veri e propri Tutor in un rapporto di 2:1, mentre quasi sempre siamo decine di tirocinanti allo sbaraglio, non siamo seguiti da nessuno e siamo anche rimproverati per errori altrui.” Un’altra dice: “In aula ci insegnano tutto quello che teoricamente dovremmo sapere, e fare, seguita dalla fatidica frase: questa è la teoria ma troverete un’altra pratica.”
Allora a cosa serve una teoria se poi in reparto non trova alcuna applicazione? Cosa forma l’Università?
Un accorato appello gli studenti l’hanno invece rivolto al Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, al quale chiedono di essere informato della situazione in cui loro sono costretti a vivere e di monitorare che i fondi regionali siano effettivamente destinati al loro reale utilizzo, ossia al bene delle nuove classi mediche.
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