Casamassima: “città squilibrata”, necessaria riqualificazione urbana

Giovanna Fiore

Stop alle lottizzazioni. Sì a più servizi

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Casamassima è piena di immobili inutilizzati, abitazioni, capannoni, edifici abbandonati e degradati, e nonostante ciò nuove diciotto lottizzazioni sono state presentate al comune. L’incontro di ieri partiva proprio dal seguente interrogativo: Ha senso utilizzare risorse economiche disponibili per finanziare la costruzione con cui aumentare il proprio patrimonio immobiliare senza avere certezze che il valore di questi non si riduca nel tempo? Questo ed altri sono stati gli argomenti di discussione dell’incontro organizzato presso le Officine Ufo a Casamassima.

I circoli IDV, PRC e SEL del luogo, hanno organizzato un incontro, “Da borgo autentico a comune sostenibile”, sulle nuove strategie che si potrebbero attuare per il proprio territorio. Durante l’incontro, moderato dal consigliere comunale Giancarlo D’Addabbo, sono state mostrate alcune diapositive che descrivono la realtà nei vari aspetti. Anche nel residence Barialto, che viene sempre descritto come un residence bellissimo, è emerso che vi sono zone di degrado con infissi abbandonati,  un elicottero abbandonato, un’auto bruciata e altro ancora.

Con l’ausilio della dott.ssa Annarita Marvulli e con la dott.ssa Patrizia Paola Pirro, entrambe docenti del corso di formazione urbana del politecnico di Bari, è stato possibile vedere come, negli ultimi trent’anni, il paese ha subito notevoli evoluzioni del suolo. Negli anni ’40 il territorio era compatto mentre negli anni ’90 si nota la mancanza di compattezza, il suolo è enormemente cresciuto dando vita ad una seconda Casamassima. A differenza della “vecchia Casamassima” dove produrre, abitare e consumare erano funzioni fuse tra loro, nella “nuova Casamassima”, le funzioni sono divise in tre aree differenti, distaccate tra loro, Barialto, Baricentro e centro storico.

Il paese vive principalmente di mobilità su gomma in quanto l’automobile si rende necessaria per svolgere le funzioni basilari. Non esistono spazi aggregativi, per l’integrazione sociale: Casamassima è diventato un paese dormitorio. Anche le parti più nuove soffrono di carenza dei servizi locali. Nel corso degli anni, molti sono stati i baresi che sono emigrati dal capoluogo per recarsi a Casamassima dove i prezzi delle case sono inferiori ma, gli stessi baresi, continuano a rimanere legati alla propria città di origine non integrandosi con il tessuto sociale casamassimese.

Casamassima, come l’ha definita il ricercatore Sergio Bisciglia, è una “città squilibrata”, il numero degli immobili cresce indipendentemente dal numero della popolazione che negli ultimi anni è abbastanza stabile, inoltre, ha uno squilibrio funzionale dettato anche dal centro commerciale che non ha, in alcun modo, apportato miglioramenti alle condizioni di vita degli abitanti del paese, dimezzando l’attività interna e non garantendo loro numerosi sbocchi occupazionali.

Gli abitanti sono stanchi delle lottizzazioni e di un piano regolatore incentrato solo sulla costruzione che non ha portato una crescita economica al paese, chiedono qualità urbana per migliorare la loro qualità di vita e propongono una rigenerazione urbana, ossia, riqualificare parti già esistenti della città che attualmente sono in stato di degrado. Esempi di progetti di rigenerazione urbana da cui poter prendere spunto sono: il centro antico di Gravina in Puglia con interventi di restauro, Manfredonia con il progetto che parte dalla lama del territorio come parco urbano fino alla parte che si affaccia sul mare, Bisceglie dove vi è stata una riqualificazione del fronte mare.

“Tipi di città come Casamassima, rischiano sempre più di diventare insostenibili, socialmente ed economicamente. Basta vedere le strade delle nostre città per capire che c’è un disequilibrio strutturale, un’incapacità di mantenerle. La rivisitazione del P.U.G. è l’unica occasione per ripensare ad un nuovo modello di città”. Così conclude l’incontro l’assessore alla qualità del territorio della Regione Puglia, Angela Barbanente.

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