Apprendistato: il governo regionale interviene

Luca De Netto

Colecchia (CISL): "Sarebbe stata preferibile una discussione più ampia che coinvolgesse il partenariato"

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In origine c’erano la bottega artigiana, il calzolaio, il maestro barbiere, il falegname; e c’era la fila di giovani e giovanissimi che si prestavano, con entusiasmo, ad aiutare i vari maestri del mestieri per cercare di apprendere un’arte antica e che avrebbe potuto portare lavoro ed esperienza. Poi arrivarono l’industrializzazione moderna ed una serie infinita di norme, divieti, intoppi burocratici che finirono per stroncare ogni forma di artigianato vecchio stampo e di rapporto maestro-apprendista.

Il danno, al netto del tutto, è stato notevole, e da tempo si cerca di uscire dall’ambito del dibattito sul tema, per cercare di fare qualcosa di concreto per ripristinare, almeno, un minimo di fermento in tale campo.

Dal suo punto di vista, ci prova anche il Governo regionale, sia pur dalla mera prospettiva del rapporto di lavoro: si chiama infatti “Apprendistato” la nuova partita che  il Governo della Regione Puglia ha deciso di giocare “per mettere negli ingranaggi  del precariato lavorativo quel granellino di polvere in grado di bloccarli”. Queste, almeno, le parole e le intenzioni espresse dagli assessori  al Welfare, Elena Gentile, ed al diritto allo Studio, Alba Sasso, illustrando ai giornalisti il ddl approvato in Giunta.

Tra le novità di particolare rilievo la Bottega-scuola ed il Maestro Artigiano, specifiche della nostra Regione che, a giudicare dalle 7000 domande  pervenute per partecipare  al bando sull’Apprendistato professionalizzante, potrebbero   incontrare  fortissimo  interesse.

Positiva la reazione della CISL, sia pur con una serie di sottolineature critiche dovute ai tempi dell’intervento della Giunta. “Eravamo sinceramente preoccupati per il ritardo con il quale la Regione Puglia stava affrontando l’adeguamento di questo importante strumento contrattuale alle novità previste dal Decreto legislativo 167 del settembre scorso – ha dichiarato infatti il Segretario generale della Cisl di Puglia, Giulio Colecchia, che salutando l’illustrazione dei profili della norma regionale da parte degli assessori Gentile e Sasso ne ha sottolineato “la tardività”.

“Alle nostre numerose sollecitazioni durante l’intero arco dei sei mesi che la regione ha avuto a disposizione per legiferare, sia pure in zona cesarini, negli ultimi quattro giorno disponibili l’adempimento è stato fatto. Certo – obbietta Colecchia – sarebbe stata preferibile una discussione più ampia che coinvolgesse il partenariato anche rispetto ai risultati che nel tempo l’apprendistato ha conseguito e alle difficoltà più vere”.

Su quali siano queste difficoltà, le opinioni di sindacalisti, amministratori, politici, divergono. Ma forse, ascoltando i diretti interessati, ossia gli artigiani ed i maestri rimasti ad operare nonostante tutto, le idee potrebbero essere più chiare: troppi lacci burocratici, troppa concorrenza estera, e esagerata presenza dello stato nei rapporti tra maestro ed apprendista, che invece dovrebbero essere lasciati semplicemente alla prassi, come accadeva un tempo.

Ma com’è noto, è più facile legiferare in materia, che deregolamentare lasciando solo lo stretto indispensabile. Anche perché, dovrebbero essere in primis i giovani a rivendicare il diritto di “andare a bottega” ad imparare il mestiere…

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