Il FAI sbanca l’Italia

Oltre 2000 visitatori per la sede della Banca d'Italia
E’ sicuramente positivo il bilancio di questa prima Giornata FAI di Primavera, che ha già fatto registrare oltre 2500 visitatori, in coda dalle nove della mattina per visitare la sede della Banca d’Italia a Bari. Non capita tutti i giorni di poter accedere ad un bene così prestigioso e nessuno ha inteso rinunciare a questa possibilità.
La sede della Banca d’Italia barese è forse uno dei monumenti meno conosciuti al pubblico, tanto è vero che sono scarse anche le informazioni storiche che si è riusciti a reperire.
A colmare questa lacuna ci sono i giovani alunni di quattro licei baresi, i Ciceroni appunto, a cui è spettato e spetterà il compito, durante le visite guidate, di raccontare la storia dell’edificio, dei decori e degli arredi. La vera novità è costituita da un eccezionale ritrovamento avvenuto nel caveau della Banca, dove per anni è stato dimenticato il busto raffigurante Vittorio Emanuele III, realizzato dallo scultore Vittorio Saltelli.
L’opera che in origine era collocata sul fronte dell’edificio che guarda al Petruzzelli, fu probabilmente rimossa negli anni quaranta, perchè considerata inadeguata. La caduta del regime aveva imposto la cancellazione di tutti i simboli fascisti ad esso direttamente riconducibili, visibili in pubblico. Questo bene è stato scordato per anni, al punto che all’atto del ritrovamento, non se ne conosceva la storia e vi erano dubbi circa l’identità di colui che fosse stato rappresentato.
Oggi l’opera torna ad essere di tutti in occasione dell’apertura straordinaria dell’edificio, che proseguirà nel pomeriggio del 24 marzo dalle 16,00 alle 18,00 e per tutta la giornata del 25, dalle 10,00 fino alle 18,00 con orario continuato. Realizzato sulla scorta del repertorio stilistico degli anni Trenta, che il regime aveva imposto fosse quello evocativo dei fasti celebrativi della grandezza di Roma antica, il Palazzo della Banca d’Italia progettato dall’ingegner Biagio Accolti Gil tra il 1926 e il 1932, è un esempio di architettura monumentale eclettica con evidenti riferimenti all’architettura classica. La celebrazione della grandezza del regime, la necessità di mascherare con la magnificenza degli edifici la reale situazione dell’Italia, incontrava l’opera dell’allora Ministro dei Lavori Pubblici Araldo di Crollalanza, a cui molto deve la città in termini di espansione e di crescita.
L’edificio è paragonabile ad un’opera d’arte progettata integralmente. La grandiosità degli esterni non tradisce la sontuosità degli interni, dove il liberty delle vetrate, alleggerisce le masse murarie coronate da pesanti soffitti a cassettoni e dove lo scalone d’onore conduce alla Sala Consiliare in cui è possibile ammirare il busto di bronzo di Vittorio Emanuele III. Gli arredi originali risalenti agli anni trenta furono realizzati appositamente per questo edificio, secondo quanto voluto dal progettista.
Un’opera che anche nei dettagli, celebrava la grandiosità dello Stato italiano, guidato dal regime fascista che nei palazzi del potere, intendeva testimoniare al popolo la propria forza e potenza. Di lì a qualche anno questa tesi sarebbe stata apertamente sconfessata, ma all’epoca la saldezza dell’economia doveva essere rappresentata da un edificio dalle basi solide, come solida si voleva apparisse l’economia dell’Italia. Sculture, marmi, arredi, decori, tutto doveva testimoniare la forza del regime che attraverso le sue città mostrava al mondo uno stato forte e al servizio di un’unico ideale.
Poco importava se altre aspirazioni diverse da quell’unica esistessero e avessero una loro dignità. La storia non si ferma solo al racconto tramandato attraverso le testimonianze scritte, una mostra fotografica inedita costituita da immagini d’epoca rinvenute negli archivi della Banca, consente una ricostruzione visiva diretta della storia dell’edificio e dei principali avvenimenti. Queste fotografie raccontano a distanza di tempo il complesso avvicendarsi della situazione politico-economica della città di Bari intorno agli anni Trenta e le aspirazioni della società che si andava delineando.
Non dimentichiamo che tra il 1925 e il 1926, il fascismo si trasforma in regime e si assiste al passaggio da uno Stato costituzionale ad uno totalitario. Tra il 1926 e il 1932 verrà costruita la nuova sede delle Banca su quella scia retorico-monumentale che il regime politico, tenderà a prediligere e che nella stessa città di Bari sarà testimoniata anche dal grande edificio piacentiniano che sorge all’incrocio tra corso Cavour e corso Vittorio Emanuele, esattamente nel punto in cui Gioacchino Murat pose la prima pietra per la crescita della città al di fuori della cinta muraria. “Abbiamo apprezzato molto la preparazione dei ragazzi che hanno tratteggiato il valore della Banca d’Italia e l’importanza della presenza in questi luoghi collegandola al valore di prestigio dell’epoca” – dice una signora al termine della visita guidata – “Grazie a questa iniziativa del FAI di Bari chi ha frequentato questo edificio solo come Banca, oggi ha potuto visitare ambienti non noti”.
L’iniziativa che è stata sponsorizzata fra gli altri anche da “Che Banca!”, ha confermato nuovamente l’ottimo lavoro svolto dalla Delegazione barese guidata da Rossella Ressa e composta fra gli altri da Pierangela De Benedictis e Gianni Picella oltre che da numerosi volontari e dal gruppo Scout di Bari.
A garantire il servizio d’ordine l’Arma dei Carabinieri, che ha vigilato sullo svolgimento della giornata e sui numerosi visitatori. Presenti anche il Prefetto e il Presidente Regionale Fai prof. Dino Borri, il Direttore della Banca d’Italia oltre a numerose personalità del mondo della cultura.
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