Ettore Scola racconta il ‘lato buffo dell’esistente’

Donata Pellegrino

In mostra alla Sala Murat i disegni del regista

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“Sono ghirigori mentali, giochi di parole visivi, segni tracciati per distrazione riflettendo ad altro o a niente. […] I miei soggetti sono figurine anonime, passanti e astanti irreali che trovano la loro possibile realtà nel riferimento a similitudini, tic e ordinaria quotidianità”. Descrive così Ettore Scola la sua mostra di disegni alla Sala Murat di Bari durante l’inaugurazione ufficiale della terza edizione del Bif&st.

“L’amico Scola ci ha gentilmente concesso le sue opere che il primo aprile voleranno a Parigi per un’altra personale” ha spiegato il direttore artistico del festival cinematografico, Felice Laudadio.

Stile grafico, di una semplicità apparentemente infantile, conferisce ai suoi ritratti un’atmosfera di candida innocenza. Lo sguardo appassionato del regista campano, che va oltre il darsi immediato dell’esistenza, questa volta non viene filtrato da una cinepresa ma tradotto in arte su carta: estrapola un particolare familiare dal continuum visivo dilatandone il fotogramma e isolandolo o moltiplicandolo fino a renderlo estraneo allo sguardo.

Stupisce la sua scelta stilistica, così semplice, spontanea, rapida, quasi dozzinale: sono disegni buttati giù istintivamente su fogli, tovaglioli, post-it, margini di giornali, realizzati a lapis e penna a inchiostro di china. Il risultato? All’altezza di un fumettista o vignettista professionista.

E i soggetti sono sempre gli stessi, buffi, reiterati, mostruosi, bidimensionali, caricaturizzati, trasformati, deformati quasi fossero fotografati da un grandangolo piuttosto che dall’occhio umano.
 

“Sono personcine dall’esistenza abbreviata in una sola dimensione, senza chiaroscuri, perplessi nella fissità di un cenno o di uno sguardo – descrive Scola – ometti di periferia, donnine di case modeste, nudi o vestiti ma sempre alla ricerca di un contegno […]. Accostati per contrasto, figli giganti e padri nani, mariti minimi e mogli debordanti tentano di farsi notare con un’occhiata allusiva”.

I disegni di una vita che raccontano un’ “umanità piccola e malinconica che, se proprio le si vuole trovare uno scopoè lì per affermare il lato buffo dell’esistente”.

 

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