Bif&st tra polemiche ed esclusioni politiche?

Nicola Andrisani

Dopo il caso Costantino anche quello del regista brindisino Zizzo

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Qual è il confine tra cultura e politica?  Per alcuni può essere una linea di demarcazione ben definita, per altri una frontiera aperta e non protetta. In ogni caso una ‘sottile linea rossa’ fatta a volte di opinioni e altre di giudizi, molto spesso insindacabili. Quando trasferiamo questo concetto nell’organizzazione di rassegne culturali, ancora di più se di importanza nazionale o internazionale, la questione diventa delicata.

Da giorni, sulla stampa locale, si parla del Bif&st ormai imminente,ma anche della polemica tra Andrea Costantino, giovane regista barese e il direttore del Festival, Felice Laudadio. Costantino è l’autore di ‘Sposerò Nichi Vendola’, cortometraggio presentato alla 67a mostra del Cinema di Venezia, proiettato con entusiasmo anche in rassegne internazionali negli Usa, in Germania e Inghilterra, apprezzato tra gli altri, proprio dal governatore pugliese il quale lo ha definito “delicato e profondo”. La querelle si trascina dalla scorsa edizione del Bif&st: il corto, inizialmente richiesto dall’organizzazione, non è stato poi selezionato non ritenendolo opportuno “in un Festival finanziato dalla regione Puglia”, nonostante la pellicola non abbia ricevuto soldi da via Capruzzi: per la sua realizzazione sono stati infatti spesi 40mila euro ricevuti dal Ministero per i Beni culturali e 9mila euro di investimento privato.

Costantino ci ha riprovato poi quest’anno, chiedendo di poter presentare un inedito progetto di distribuzione del suo corto in tutta Italia attraverso ‘La Feltrinelli’: altro niet dalla direzione. Da quì uno scontro duro con Laudadio, tra mail, una pagina fan su Facebook (non ufficiale) aperta dal regista e dedicata a Laudadio, una replica del direttore artistico su Repubblica in un articolo in prima pagina, definito da Costantino “diffamatorio” nel quale sembra venga illustrata la vicenda, pur senza citare nomi, cognomi o titoli. Il giovane regista ha deciso di non arrendersi e da settimane ormai prosegue la sua battaglia che va oltre la scelta o meno dei suoi lavori: “Come è ormai noto – spiega a Barilive.it – ho avviato una petizione consultabile su www.imieiprimicentopassi.it dove chiedo alla cittadinanza e a chi ama il cinema di sollecitare le dimissioni del diretttore del Bifest“. Un appello alle principali autorità locali e cinematografiche pugliesi affinchè Laudadio lasci l’incaricò perchè, secondo Costantino “inopportuno a dirigere un festival con finanziamenti pubblici che merita di essere diretto in modo trasparente e con valutazioni artistiche e non politiche”. “Ringrazio il sindaco Michele Emiliano – ha proseguito Costantino –  per la solidarietà pubblica che mi ha dimostrato rispondendo alla mia richiesta, pubblicata sulla sua bacheca Facebook, in cui ho chiesto ‘Gentile sindaco, secondo lei cosa avrà risposto a questa mia richiesta il direttore del Bifest Felice Laudadio’?“.

La doppia esclusione, per il filmmaker barese, sarebbe  solo “politica” a carico di un autore che ha cercato da sempre strade alternative e indipendenti, raccogliendo ottimi risultati, senza mai ‘sposare’ (politicamente, appunto) nessuno. Il corto, nelle intenzioni dell’autore, vuole sottolineare in modo elegante e ironico un concetto tipico della società italiana: senza appoggi politici non vai da nessuna parte. Sarà stata proprio questa la ragione della sua esclusione? Costantino però non è l’unico a prendere posizione.

C’è da registrare anche il caso di Alessandro Zizzo, regista originario di Francavilla Fontana de ‘La stagione dei finocchi” corto non selezionato e, secondo Zizzo, “nemmeno visionato dalla commissione del Bifest. Per questo motivo ho inviato un’ e-mail agli organizzatori del festival chiedendo se per caso il mio corto fosse stato escluso perché trattava il tema dell’omosessualità”. L’opera invece tratta “varie tematiche girando attorno a quella  principale, rappresentata dall’influenza che oggigiorno ha la televisione nella vita di ognuno di noi”.

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