Costi della politica: la musica non cambia

Luca De Netto

Cassano (Pdl): "la questione va precisata senza pregiudizi"

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Costi della politica: il tema sembra noto, la tiritera è sempre la stessa, il cambiamento lungi dall’attuarsi. Eppure, il rischio è che come tutti i tormentoni sociali, si trasformi in una sorta di pregiudizio che faccia perdere di vista i problemi reali.

Per Massimo Cassano, consigliere regionale, ad esempio occorre fare delle distinzioni sul tema, onde evitare facili fraintendimenti.
“Oggi sarebbe semplicissimo per noi dell’opposizione dare addosso a Vendola per la questione del Telepass e della Viacard, ma che tipo di beneficio offriremmo ai cittadini e alla politica, contestando di fatto un sostegno all’attività istituzionale che costa si e no diecimila euro all’anno e di cui usufruisce solo chi davvero deve percorrere l’autostrada per espletare il mandato popolare?“

Insomma, una vera sponda offerta dal centrodestra alla giunta rossa, ma che non deve trarre in inganno: l’esponente del PDL, infatti, insiste su quelli che a suo dire sono i veri sperperi messi in atto da Vendola e compagni: “Il teatro Petruzzelli ci costa milioni di euro l’anno, per offrire un servizio di fatto scadente e rivolto a pochi, mentre è davvero scandalosa l’idea di gettare via risorse pubbliche per costruire ex novo le c.d. case della cultura, quando si potrebbe restaurare il teatro Margherita ed adibirlo a tale funzione. Per non parlare poi di tutto quel sottogoverno che è il vero cancro che ruba risorse utili ad una buona e sobria amministrazione”.

Ma su un dato poco ribadito è necessario concentrare l’attenzione: quando si parla di costi della politica, quasi sempre si dimentica il fatto che la politica, intesa come luogo adibito ala cura della polis, ha di per se un costo, che è notoriamente più alto in democrazia.
La partecipazione di tutti alle decisioni, infatti, incrementa notevolmente una serie di strumenti che non possono certo esistere senza dispendio di energie. E questi strumenti, nel nostro sistema, sono incarnati soprattutto dai partiti e dalle segreterie degli eletti.
Quanto costa fare una campagna elettorale oggi? Quanto costa incontrare gente, categorie, associazioni? Quanto costa realizzare convegni, dibattiti, approfondimenti? E la stampa di volantini, manifesti, brochure? E poi, siti internet, collaboratori, automobili, telefoni…
Insomma, coloro che fanno politica seriamente, probabilmente vanno incontro a costi notevoli che, di norma, sono coperti dall’indennità percepita. Costi che sono socialmente accettati fintanto che i servizi offerti siano corrispondenti al sacrificio richiesto. Ma, purtroppo, non è sempre cosi. Anzi, se un volta i partiti venivano percepiti di fatto come i luoghi in cui si formavano e selezionavano le classi dirigenti, oggi questo non solo non accade più, ma gli stessi partiti vengono visti come strutture inutili e dannose.
Ed allora, dove si possono operare i tagli, senza creare un vulnus alla democrazia?

“Sono gli staff, gli incarichi di sottogoverno, le migliaia di contratti a termine di matrice politica il vero sperpero, e su questo bisogna intervenire in maniera netta – dice Cassano – oltre che a limitare quei privilegi senza senso alcuno, quali ad esempio la scorta agli ex presidenti di Camera e Senato, il rimborso viaggi per le vacanze dei parlamentari, o il trattamento d’oro riservato agli stenografi del Parlamento 8il doppio del re di Spagna!), senza dimenticare gli assurdi stipendi dei manager pubblici: possibile che il capo della Polizia guadagni il quadruplo del direttore del FBI, o che i dirigenti di Alitalia incassino emolumenti milionari? E che dire di quelle figure anonime per l’opinione pubblica, certamente non elette da nessuno, ma che incassano cifre da capogiro pesando sui bilanci dello Stato?”.

Ecco svelati, dunque, i veri sperperi ed i veri costi, che quindi non sono certamente definibili nell’angusto recinto dell’indennità di parlamentare o di consigliere regionale, come ormai si vorrebbe fra credere, ma rappresentano una galassia ampia e variegata, a cui occorre guardare per recuperare risorse senza però danneggiare la democrazia.
Perché alla fine dei conti, chi rischia di pagare, è sempre la maggioranza dei cittadini, sia in termini di tasse, che in termini di limitazione del proprio esercizio della sovranità ed il proprio diritto di partecipazione alla cosa pubblica: la politica ha un costo, e, oggi come oggi, solo in pochi sono in grado di sostenerlo… Del resto, i partiti non funzionano più: e queste sono solo le prime conseguenze…

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