Su il sipario per Solenghi e Micheli

Al Teatro Team presentano “L’apparenza inganna”
Per la rassegna NONSOLOPROSA, il Teatro Team ha alzato il sipario per la commedia di Francis Veber, tratta dall’omonimo film francese del 2000, “L’Apparenza Inganna”, che vede protagonisti Maurizio Micheli e Tullio Solenghi, quest’ultimo anche direttore della regia.
Tricarico-Micheli è un novello Fantozzi, il classico uomo medio che abita in un appartamento “triste come la morte”, impiegato come contabile presso una ditta di preservativi, la Sicurex, finisce licenziato nei primi 3 minuti di spettacolo, con una moglie che lo lascia e un figlio che lo odia. A detta sua nella sua vita “manca solo la lebbra e lo tzunami”, tanto che è ormai deciso al suicidio.
Spadoni- Solenghi è l’ odioso direttore del personale, smargiasso e borioso, sadico come pochi, inventa crudeli scherzi per terrificare i dipendenti e, inutile dirlo, il suo bersaglio preferito è proprio Tricarico.
Mentre questo antieroe dei giorni nostri sta per lanciarsi dal tetto compare un vicino di casa alquanto stravagante, ex psicologo aziendale, che ha un piano infallibile per non far perdere il posto al nuovo amico: tutta sta nel fingersi gay. L’idea ha un senso, si tratta di una vera e propria strategia: una ditta di preservativi non può permettersi di licenziare un dipendente gay, si vedrebbe sguinzagliate contro le associazioni omosessuali, perderebbe la metà della clientela, per non parlare di tutta la pubblicità negativa che ne deriverebbe.
L’idea, per quanto assurda, ha successo e ribalta completamente le sorti non solo di Tricarico, ma anche di Spadoni. Le scene più brillanti vedono un Micheli pronto a dover sfoderare tutto il repertorio di luoghi comuni omosessuali: dall’abbigliamento alle scelte musicali, dall’andatura alle preferenze alimentari, così il suo personaggio si presenta in ufficio con Patty Pravo suonata a palla dallo stereo e una serie di maglioncini e cravatte che vanno dal rossa al lilla al giallo canarino.
Come nelle miglior commedie greche ne nasce una serie di equivoci fino addirittura a una sorta di inversioni di ruoli. Per entrambi i protagonisti si aprono mondo fino ad allora sconosciuti e i due arriveranno a scoprire dei lati di sé stessi che non conoscevano.
Insomma si ride e si riflette su alcuni temi importanti: la famiglia, l’eccessiva flessibilità del lavoro, l’omosessualità considerata ancora da alcuni una “malattia”. A contribuire alla piacevolezza della commedia altri sette valenti attori in scena, una scenografia spettacolare su due piani, che riproduce i diversi ambienti della piéce teatrale e musiche a scandire i tempi scenici, fino all’ultima scena in cui si intona la canzone simbolo della omosessualità “Macho man”.
Lo spettacolo sarà in replica stasera presso il Teatro Team.
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