Radici di una Puglia che non c'è più: il cantastorie Salvatore

Nicola Andrisani

A Bari lo spettacolo commemorativo con Dalla, Raf, De Sio e Moni Ovadia

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Radici di Puglia che scavano nella terra, origini troppo spesso nascoste dalla voglia di modernismo, specie negli ultimi decenti. Geni però immutabili di una cultura contadina dai valori ‘buoni’: l’impegno e il lavoro. Tracce d’identità che ritroviamo nella vita e nei brani di Matteo Salvatore, grande cantastorie di Apricena, testimone, anche con le sue canzoni in vernacolo locale, della vera anima del Sud.

Venerdì prossimo, al Teatro Petruzzelli, ci sarà l’ultimo dei 4 omaggi dal titolo ‘Il bene mio. La vita e le canzoni di Matteo Salvatore‘, spettacolo musicale con la voce narrante di Marco Alemanno, le musiche di H.E.R., Famenera e Lucio Dalla, con la regia di Cosimo Damiano Damato. Una mini tournèe che comincerà martedì ad Apricena per proseguire il giorno successivo a Foggia, giovedì a Manfredonia e per concludersi proprio al Petruzzelli in una serata speciale assieme anche ad artisti come Moni Ovadia, Raf, Teresa De Sio, Radiodervish, Erica Mou, Savino Zaba, Vito Signorime, Mimmo Epifani e Fausto Mesolella.

Un autore fin troppo sottovalutato, apprezzato dalla gente più umile, ma anche da intellettuali come Calvino che di lui disse: “Le parole di Matteo le dobbiamo ancora inventare“. Ironia, sarcasmo ma anche rivendicazione sociale e voglia di riscatto per la sua gente, fatta di semplici e onesti lavoratori: “L’anima del Sud – ha spiegato Lucio Dalla – impregna le sue canzoni come un’autentica bandiera sociale“. Il grande cantuatore bolognese sembra aver sposato completamente la filosofia del cantastorie foggiano, nonostante la difficoltà di cantare col destreggiarsi con le sonorità aspre del dialetto di Apricena: “C’è uno strano destino in ognuno di noi. Ho passato la mia infanzia estiva a Manfredonia. – spiega Dalla – Il dialetto fa parte delle radici e mi sento realizzato quando mi capita di sentirlo parlare. La mia vocazione era forse quella di nascere nei Sud del mondo e questo è il mio Sud“.

Un Meridione sincero per un progetto molto ambizioso e dal grande valore sociale, nell’epoca delle contaminazioni tra popoli e della perdita di un’identità considerata da molti un inutile retaggio da cancellare. Nulla di più sbagliato.

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