Da detenuti a ceramisti

La redazione

Presentato ieri il resoconto del progetto che ha coinvolto i reclusi della Casa Circondariale di Bari

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L’arte della ceramica come chiave di reinserimento lavorativo per i detenuti della Casa Circondariale di Bari. E’ l’obiettivo raggiunto dal progetto formativo “Ceramista”, un corso di formazione che dal dicembre 2010 ha coinvolto 15 reclusi, in vista dell’esame professionale – con rilascio della relativa qualifica da parte della Regione – in programma a febbraio, e reso possibile grazie al finanziamento di 135 mila euro della Regione Puglia.

L’evento cocnclusivo dell’iniziativa, attuata dalla cooperativa sociale Itaca – da anni impegnata in progetti negli istituti di pena – è stato presentato alla stampa con la mostra dei manufatti realizzati dai detenuti. “Apprendere, socializzare, imparare un lavoro in carcere – ha dichiarato l’assessore regionale alla Formazione professionale, politiche dell’occupazione e del lavoro, Alba Sasso – significa sconfiggere l’idea che la pena debba essere solo un tormento e non un percorso di riabilitazione. Come Regione abbiamo investito su questo obiettivo, attraverso l’asse inclusione del Fondo sociale europeo. I risultati estremamente positivi raggiunti ci convincono che la strada è giusta e su questa continueremo a camminare“.

“Il corso – ha spiegato la presidente di Itaca Alessandra De Filippis – ha previsto ore di teoria, impegnando docenti del CTP – Scuola media statale “Massari Galilei” di Bari e dell’Istituto d’Arte “Luigi Russo” di Monopoli, e di pratica, curate da due aziende di artigiani del territorio: la “Vallarelli F.sco & Figli” di Terlizzi, e la “Ceramiche Tradizionali” di Rutigliano (che ha messo in campo un maestro come Filippo Lasorella, noto ceramista anche nell’ambito della Fiera del Fischietto rutiglianese)”.

Il progetto, teso a facilitare l’inserimento nel mondo del lavoro di soggetti a forte rischio di esclusione sociale, ha inoltre previsto per gli allievi anche una proposta formativa di carattere educativo, culturale e orientativo-professionale, voluto da Itaca per arricchire il periodo di detenzione con opportunità di crescita e valorizzazione personale: “ciò grazie ad altre 200 ore – ha ricordato la coordinatrice del corso Roberta Cioce – che hanno visto alternarsi figure come il mediatore penale, il mediatore culturale, il counselor, esperti di orientamento al lavoro e di accompagnamento all’inserimento lavorativo”.

“Un’esperienza che – ha evidenziato il portavoce degli allievi, Francesco – oltre ad insegnarci un’arte, ci ha permesso di esprimere una creatività che non sospettavamo di avere”. Cosa testimoniata dalla qualità e varietà dei manufatti esposti, con temi vari – vasi, soli ridenti, santi, paesaggi – scelti dagli stessi ristretti.

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