Bari, una città letteralmente paralizzata

Ilaria Discornia

I baresi non vogliono versare “lacrime e sangue”

0 commenta

Questa mattina a Bari, così come già era successo in Sicilia, si è assistito al blocco totale della città.

Sulla tangenziale, in entrambi i sensi di marcia, gli autotrasportatori hanno bloccato la circolazione con i loro tir (se ne sono contati quasi 150), estendendo la protesta non solo al capoluogo ma anche ai comuni limitrofi, portandosi sulla Statale 100 da un lato e sulla Statale 96 dall’altro. In piazza prefettura i tassisti hanno bloccato con le loro automobili bianche la viabilità nel centro cittadino.

I cittadini, per evitare la tangenziale, si sono riversati nelle strade dei quartieri cardine con le loro auto, e così, via Amendola, via Camillo Rosalba, via Caldarola, addirittura Carbonara, erano letteralmente intasate, più degli altri giorni, quando la situazione, per quanto drammatica, risulta “tranquilla”. Praticamente, hanno potuto raggiungere i posti di lavoro solo coloro che hanno utilizzato i mezzi di trasporto su rotaia, o chi, semplicemente, è rimasto in casa.

E sa da un lato c’è chi si dice orgoglioso della contestazione barese, c’è chi invece sostiene che la vera protesta sarebbe una rivoluzione continua e silenziosa che si concretizzerebbe in un’astensione collettiva dal pagamento delle tasse (di qualsiasi tipo: imu, canone rai, etc), nel ritiro dei propri risparmi dai conti correnti, nel boicottaggio delle multinazionali e dei piccoli commercianti cinesi e indiani a vantaggio dei piccoli commercianti e produttori italiani. Sono cittadini che ritengono il blocco delle strade uno strumento “utile” solo ad impoverire la gente comune: si tratta di quegli operai che oggi non hanno potuto raggiungere i propri luoghi di lavoro, degli artigiani che non hanno ricevuto la merce, dei commercianti che non hanno venduto niente, delle mamme che hanno potuto accompagnare i propri figli a scuola.

Fatto sta che la protesta non finisce assolutamente oggi, i promotori dell’iniziativa sono fieri della partecipazione massiccia a cui hanno assistito, e non smuoveranno i picchetti fino a quando non avranno ottenuto quello che chiedono.

Ma, appunto, quali sono le motivazioni della protesta? In realtà sono molteplici: ci sono gli autotrasporti che lottano contro il caro carburanti e contro gli aumenti delle tariffe autostradali; i tassisti rivendicano diritti dopo l’emanazione del decreto sulle liberalizzazioni che svincola la concessione delle licenze. Ma in realtà, oltre a queste categorie di lavoratori, oggi sono scesi in strada tanti singoli cittadini e lavoratori che rivendicano semplicemente un pò di dignità e denunciano la condizione di precarietà e povertà a cui, ormai da mesi sono costretti.

Le misure “lacrime e sangue” annunciate dall’attuale governo Monti, quindi, stanno scatenando reazioni di diverso tipo da parte di tutti gli italiani, che gridano “così non si può proprio più andare avanti!”

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!