Questione meridionale e non solo
Alla Provincia si parla di Sud, attualità e politica
Si è parlato di come siamo stai depredati dai piemontesi e di come, dal 1861 in poi, si è costruito un paese spezzato, un paese che già dalla sua Unità era, per ossimoro, diviso. Si è parlato di come, oggi, si sia di fronte a una nuova e fondamentale svolta storica, a un “foglio bianco” su cui scrivere, una volta per tutte, la verità storica, a un punto cruciale per ripartire da zero e colmare quel deficit che si è “allargato” negli anni tra il Nord e il Sud Italia. Ci si è chiesti se oggi non sia arrivato il momento di riscoprire l’orgoglio meridionalista e quali siano gli scenari possibili per il futuro del Sud. Insomma, si è disquisito di tutto quello che a cercarlo su un libro di scuola non lo trovereste manco a pagarlo, ieri nella Sala del Colonnato della Provincia di Bari, una sala gremita, come giusto che debba essere, perché, come ha detto il Presidente Schittulli, chiamato a far gli onori di casa," la città e i suoi spazi, appartengono ai cittadini". Presentare il libro a cura di Beppe Stucci “Terra di Bari – Viaggio da Oriente a Occidente” che nasce con l’idea di raccontare il pezzo di Oriente che c’è in Bari, in pratica, si è tramutato in un pretesto per tracciare le orme del nostro passato, per palesare un presente colmo di ribellione, per disegnare il futuro (“ancora possibile?” chiede Stucci) del Sud. Un viaggio nel tempo fatto di parole ed emozioni che i relatori hanno saputo regalare, a partire da uno che di Sud qualcosa ne capisce, se può vantare tra i suoi lavori, titoli come “Terroni” e “Giù al Sud”, il primo vero e proprio bestseller da 250mila copie vendute, il secondo, ultima fatica dell’autore e idealmente considerato proprio il seguito del primo. “La puglia e’ sintesi dell’Italia intera– dice Pino Aprile, in relazione al tema tracciato nel libro- Se guardate la storia del mondo, in qualsiasi momento c’è l’Italia, e la Puglia e’ stata la regione più attraversata dagli altri popoli, soprattutto orientali. Cosa ci rende apparentemente più intelligenti degli altri? Il trovare soluzioni sempre nuove,conseguenza dell’interazione tra popoli, delle relazioni vissute”. Mai assente, poi, quando si parla di Sud e di questione meridionale, Lino Patruno, autore di innumerevoli saggi sui problemi del Sud, (“Fuoco del Sud” e “Alla riscossa, terroni” solo alcuni dei titoli), un giornalista capace di parlare per immagini quando si tratta di Sud: “Il mezzogiorno e’ la stampella che tiene in piedi il paese”. Impossibile è non essere incappati almeno una volta nel suo “Guastafeste”, la rubrica che parla, indovinate un po’, di Sud e che cura sulla Gazzetta del Mezzogiorno. E guastafeste sembra essere la parola giusta per descrivere uno che esorta, se necessario, a stendersi sui binari della stazione centrale di Milano, per far capire che significa cancellare i treni di lunga percorrenza: significa paralizzare i tre quarti del paese, significa la morte certa dell’economia del Sud, significa che “qualcuno” ha volontariamente deliberato una manovra che porterà al tracollo di una parte del Paese. Perché, checché si voglia dire, il Sud è sempre l’altra metà del cielo, è sempre Italia, e la metà della popolazione italiana è sempre meridionale. “Quando il Veneto andò alla conquista (industriale) della Romania si mossero tutti– ha rammentato- Quindi contro la riduzione dei treni tutto il sistema Puglia dovrebbe muoversi”. È quello che pensa anche Schittulli: “Al di la delle proteste verbali sulla questione treni, bisogna essere più determinati. Ho detto a Vendola ed Emiliano di andare noi ad occupare i binari! ” . E ha ricordato, poi, che il sindaco di Barletta occupò i binari per riuscire ad ottenere la provincia della Bat (ed è poi, come ben sappiamo, riuscito nel suo intento).
Anche l’attualità, dunque, al centro dell’incontro: dalla cancellazione delle tratte Sud-Nord, a grandi temi come quello della genesi della mafia. “Dicono che siamo stati noi ad inventarla- ma con retorica e provocazione Stucci domanda– Si puo dimenticare un nome come Fenestrelle?”, il lager dove furono firmate più di cinquemila condanne a morte per un’unica colpa: essere meridionale. “La mafia come la conosciamo noi non esisteva prima dell’ Unità, la mafia nasce perché l’invasione del Sud fa sì che per la prima volta i siciliani hanno dovuto lasciare la propria terra”, ha continuato Aprile, un dato storico non indifferente, se consideriamo che l’assioma italiano=mafioso è una “macchia” sul nostro curriculum, addebitataci oltre che dalla storiografia moderna, spesso anche dalla letteratura e dalla filmografia mondiale. Il rettore Petrocelli, chiamato poi a dare anch’egli il suo contributo alla “chiacchierata”, ha parlato, invece, della situazione delle Università al Sud: “Tutti parlano dei bagni che non funzionano, ma nessuno dice che i nostri giovani al Nord trovano lavoro perché sono preparati, e sono preparati dalle Università pubbliche del Sud, nessuno dice che i nostri ricercatori sono un’eccellenza scientifica”. Insomma, un dialogo fra menti brillanti, più che una conferenza monotematica, che ha spaziato dalla storia all’attualità, dalla cronaca più recente, alle grandi tematiche e agli interrogativi per il futuro, e che si è conclusa come diversamente non poteva essere: a curare l’aspetto “”ludico”, se così si può definire, un cantautore che di “questione meridionale” se ne intende, se pensate che è questo anche il titolo del suo ultimo album. Eugenio Bennato ha allietato la folla intonando alcuni dei suoi pezzi dalla tematica meridionalista: la struggente ballata per il celebre brigante Ninco Nanco, quella dedicata alla brigantessa Michelina De Cesare, il brano “Mille”, composto per smitizzare l’epopea garibaldina. Chi meglio di un cantautore che ha fatto del tributo al Sud il leitmotiv di tutta la sua poetica, poteva concludere, dunque, i lavori? La grande partecipazione all’incontro ci fa pensare che, finalmente, qualcosa si muova, ci sarebbe bisogno però, come esortano gli stessi relatori, di una partecipazione molto più compatta e sentita anche e soprattutto da parte delle istituzioni, ad ogni livello: “Il neo-Presidente Monti, non ha ancora nominato una volta il Sud in questo nuovo anno”, si riflette in sala. Abbiamo dei briganti nel nostro albero genealogico, che sia arrivato il momento di ribellarci anche noi?
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