Morire per chi, morire per cosa

F. A.

L’analisi del triste inizio d’ anno per la città di Bari

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Appena 10 giorni dall’inizio di un nuovo anno, da quando cioé tutte le speranze di ogni singolo si rigenerano, tutti i propositi sono buoni ed ogni animo tende a ripartire da zero con l’obiettivo di superare con grinta ogni difficoltà. Chiacchiere. Di fronte a tutto ciò che è accaduto a Bari nel giro di 5 giorni, c’è ben poco da essere positivi. Non che la colpa sia della città, ma pare aleggi su di essa un’ombra che angoscia la maggior parte dei cittadini.

L’uccisione del georgiano in pieno centro, in un giorno di festa, a pochi metri da un posto di blocco. Nove colpi di pistola. Si parla di “giallo nel giallo” e si indaga sulla doppia vita della vittima. Si parla di mafia dell’Est, si parla di permessi di soggiorno inesistenti e di nessun provvedimento preso in merito. Di traffici, forse collegati ai tanti episodi di furti ai danni di cittadini baresi registrati nello scorso 2011.

Si parla. Si parla anche di sicurezza inesistente: se ne parla sulla bacheca del Sindaco che, come Pilato, se ne lava le mani passando la palla a chi ne ha la reale competenza. Chi ne ha la reale competenza? Il Prefetto: nome e cognome sul motore di ricerca figurano al 3 Agosto 2011 (data ultima. E data prima.). Mentre il sindaco ne parla su Facebook, altre figure politiche note del centrodestra, invece, diffondono comunicati dai quali risulta che oltre ad esserci un GRAVISSIMO DISAGIO “AMBIENTALE-SOCIALE” radicato nelle zone centrali della città, il Sindaco le competenze le ha eccome e “non può trascurare la questione dell’ordine pubblico solo perché non gli sono attribuiti poteri speciali che rivendica”.

Si chiede un monitoraggio costante e quotidiano del territorio e la convocazione del comitato per l’ordine pubblico. Pare anche che gli “strani movimenti” in quella zona fossero stati segnalati qualche mese fa. Si legge su Facebook, a firma di un consigliere comunale di centrosinistra: “giusto per far capire quanto le forze dell’ordine ascoltino le istituzioni cittadine: qualche mese fa ho fatto scrivere a nome di una commissione consiliare al comando provinciale della guardia di finanza in merito alle spedizioni “abusive” che partono da piazza Umberto dove viene spedito di tutto senza alcun controllo e senza nessuna autorizzazione. Non si sono minimamente degnati neanche solo di risponderci“. Domanda: quis custodiet ipsos custodes?

Approda poi, il giorno dopo, un corpo sulla costa Nord, una delle spiagge più belle del litorale barese. Si pensa, per la corrispondenza degli indumenti, al corpo del giovane studente scomparso da Pescara. Corrispondenza confermata dai genitori, che ne riconoscono anche le chiavi e l’iPod trovati nella tasca del pantaloncino ma non il corpo, in avanzato stato di decomposizione, di cui potrà dire qualcosa solo l’esame del Dna nelle prossime ore.

Giorno successivo: sulla riva del lungomare, sempre a Nord di Bari, a poche centinaia di metri, il ritrovamento di un altro corpo.

Un uomo, 60 anni, camicia, calzini e scarpe. Non indossa pantaloni. E’ il corpo del pescatore tunisino scomparso da Termoli a dicembre? No: è morto da circa 24 ore ed è il marito della donna trovata morta nell’hotel “7 mari”, ad una ventina di metri dalla spiaggia di cui prima, alla fine della stessa giornata. Omicidio-suicidio? Doppio suicidio? Movente passionale? Non è questa l’ipotesi più accreditata: i due sono da qualche settimana ospiti dell’hotel perché senza casa. Lui, ex rappresentante di tessuti, ha perso il lavoro, ed il suicidio potrebbe essere -se accertato- firmato dalla disperazione e dal timore per il futuro. Vittime della crisi, quindi, che vanno ad aggiungersi a quelle che stanno avvenendo in altre parti d’Italia. A riguardo, ancora nessuna parola dagli amministratori locali.

Domanda: è davvero, la morte, meno dolorosa della povertà? Chi quotidianamente tortura la psicologia dell’uomo con le parole “sacrificio” e “crisi”, è il vero autore di questi gesti disperati? CHI dovrebbe essere designato a stare vicino alle persone più bisognose, per cercare di mostrare un altro lato della medaglia, che è quello della “possibilità alternativa e risolutiva”? CHI è consapevole del “cancro” che ammala una buona percentuale di famiglie e non attua pratiche concrete per aiutarle? Dove comincia la povertà? Ad ora, possiamo sapere solo dove finisce. E la fine non è lieta.

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Commenti

  • BariDomani (utente non verificato)

    Mi addolora tutto questo.A questo punto,per come vanno le cose, credo che chi commette(e sta commettendo)gesti estremi come l’omicidio,suicidio,dica proprio:la morte è meno dolorosa della povertà.Proprio come la prima domanda su in articolo. Addolorato e preoccupato, dico, spero che così non sia.