Padre disabile separato ed al limite delle possibilità: “Arrestatemi!”

Francesca Avena

“Non voglio finire per strada a chiedere elemosina!”

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Giuseppe De Leo scrive e diffonde una lettera con la sintesi della sua vicenda. Una di quelle storie che vede protagonisti oltre il danno, anche la beffa. Disabile, due figli, separato dalla moglie perché innamorata del migliore amico di lui. “Cose che succedono ai vivi” -dice.

Il peggio arriva al momento della separazione, quando il sign. Giuseppe, oltre a dover lasciare l’appartamento di sua propietà ed essere allontanato dalla sua famiglia per una “fantomatica pericolosità”, durante un’udienza fa notare al Presidente del tribunale l’offesa ricevuta dalla sua ex consorte (ma in realtà dal suo avvocato) scritta nell’atto: “La signora lo ha sposato nonostante fosse menomato” (violando di fatto l’art.20 del Codice deontologico “Divieto di uso di espressioni sconvenienti ed offensive”).

Da questo momento in poi, la separazione si è trasformata in vendetta: raccomandate, minacce di interdizione, pagamento di 960 Euro per aver usufruito dell’erogazione dei servizi Amgas pur avendo disdetto il contratto -che però è rimasto in corso perché l’ex moglie non ha mai dato la possibilità di bloccare il servizio-, e 3.200 Euro per gli avvocati.

Non è tutto: a nome della sua ex moglie, gli avvocati hanno chiesto ed ottenuto il pignoramento dello stipendio per il mantenimento e più di 3000 Euro di spese legali. Gli saranno pignorati, fino a dicembre 2015, 10 mila Euro. Il signor Giuseppe ha un contratto lavorativo che scade a metà 2012 e con i 664 Euro che gli restano deve pagare l’affitto di una casa umida. “L’umidità mi sta uccidendo -scrive-: ogni giorno vedo il peggioramento del mio stato fisico, non riesco più a camminare e vivo solo.” “Ora chiedo alle forze dell’ordine: ARRESTATEMI! in questo modo mi garantite posto letto e un pasto un caldo, non riesco a pagare neanche l’affitto. Come potrò mai pagarVi considerando gli interessi e le more di tutti i miei addebiti e da Novembre non posso pagare l’appartamento? Sino a che non uscirò dall’alloggio chi pagherà il fitto?”

Racchiude infine la sua disperazione in tre domande: “1) perché io devo pagare una scelta fatta dagli altri? Non ho scelto io di abbandonare il matrimonio. 2) Chi è giudice di un minore? Quale potere sovrannaturale può avere un giudice sulla decisione di un bimbo e, chi giudica il giudice! La legge bisogna rivederla se non vogliamo uccidere l’animo di un bimbo! 3) Perché io devo pagare le tasse di soldi che mi tolgono dallo stipendio, il mio reddito è 15.000 €uro sulla carta in realtà solo 8.000 €uro gestisco perchè la differenza è stata pignorata mentre la mia ex che ha una attività con due operai dichiara 13.000 escluso i 6.000 che annualmente mi pignora?”

 

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