Scompare la ferrovia, riappare la città

Caterina Rinaldo

Presentato a Palazzo di Città il volume “BARIcuci”

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Unire le due parti della città di Bari separate dalla linea del ferro, è il sogno degli aderenti al Comitato Civico “Metropoli” il cui intento è quello di riconvertire le aree occupate dalla ferrovia, attraverso una “Bari Centrale” in grado di connotare in maniera significativa il centro urbano. Con questo scopo l’anno scorso è stato bandito il concorso d’idee “BARIcuci – Questione di filing”, a cui hanno partecipato trentuno progetti, di cui quindici sono stati esposti dall’8 al 10 luglio 2010, presso la Sala Murat e successivamente raccolti in un volume presentato lo scorso 7 dicembre, nella sala consiliare del comune di Bari. All’incontro hanno preso parte l’assessore all’Urbanistica Elio Sannicandro e il presidente del comitato Prof. Francesco Civitella. Il dibattito è stato moderato dal giornalista Nicola Signorile, critico d’architettura.

La questione dello spostamento del nodo ferroviario era già stato affrontata negli anni Trenta e risolta dall’architetto Concezio Petrucci. L’idea di Petrucci era quella di spostare la ferrovia trasformando una stazione passante in una di testa. Questa idea di ricucire la città ha sofferto un colpo clamoroso nell’immediato dopoguerra, quando l’incarico di un nuovo piano regolatore è stato affidato agli architetti Calzabini e a Piacentini. Questi hanno confermato la posizione della linea ferroviaria. Il successivo piano di Ludovico Quaroni era una variante, ma egli si era posto il problema della ferrovia in modo da tornare all’idea di Petrucci. In seguito c’è stata contrapposizione tra poteri forti e deboli, e di fatto le ferrovie non sono mai state costrette ad un vero dialogo. Oggi siamo in una fase completamente nuova, in cui si assiste alla liberazione uno spazio di sei o sette ettari, nel luogo dell’ex Caserma Rossani e alla trasformazione dell’area ex Fibronit in area a verde urbano cosa che ha avuto delle notevoli influenze sui progetti. Su trentuno elaborati, trenta avevano legato l’area del sedime ferroviario alla Caserma Rossani, sebbene nel bando questo richiamo non fosse stato inserito. Spontaneamente centoventi giovani progettisti (tale era il numero di partenza dei partecipanti al concorso) avevano unito l’area della Caserma Rossani all’area della ferrovia. Alcuni di questi giovani non conoscevano nemmeno Bari.
“Il sogno della scomparsa della massa di ferro dal centro della nostra città è un antico ricordo che ho da bambino – dice il Prof. Civitella – “E’ stata tra le prime idee di Petrucci a cui il Ministro Araldo Di Crollalanza aveva già anticipato che le Ferrovie si sarebbero opposte”. Il sogno però è in parte utopistico e in parte possibile. La prima conquista è stata la variante a sud di Bari.

Ci sono però altri due tratti da considerare: quello a nord e quello della parte centrale di Bari. La forza delle Ferrovie dello Stato non è negativa perché sono state queste aziende a contribuire alla ricostruzione post bellica. I comuni sono sempre stati poveri e non in grado di eseguire opere di una certa rilevanza, così Ferrovie dello Stato e Anas con un progetto di variante, chiedevano un’approvazione e a fronte di questa, davano come contropartita la realizzazione di opere infrastrutturali. “Attualmente ci troviamo in questa condizione grazie al passato” – prosegue Civitella – “ma gli enti fornitori di servizi non sono più componenti fondamentali dello stato, si sono trasformati. Quanti comuni oggi hanno la consapevolezza di poter essere protagonisti del proprio destino ? Non si rimette in discussione la variante a sud di Bari, le vie di trasporto hanno preceduto i PUG, ma le vie di trasporto le fa l’urbanistica che è la prima ad essere interrogata. Invece ancora una volta le ferrovie hanno deciso e i comuni hanno approvato, con tutti i vincoli apposti sulle linee ferroviarie. Si stanno per consegnare agli urbanisti dei vincoli che sono costretti ad accettare, ma che bisognerebbe disattendere, minimizzare e mettere in discussione”.

All’introduzione è seguita la presentazione di alcuni progetti. Primo fra tutti il progetto vincitore del concorso intitolato “Flow”, ideato da un gruppo di architetti e studenti di Bari e Provincia. A guidare il gruppo di lavoro l’arch. Pietro Giovanni Aquilino di Castellana Grotte, affiancato nell’ideazione e realizzazione del progetto dall’arch. Gabriele Acciai, e dagli studenti di architettura Pierpaolo Treglia, Nicola Boccadoro, Giorgia Panebianco e Claudia Minervini. Il progetto esamina la città per flussi che convergono nella zona dei binari. Convergono in un punto e poi ripartono nella città. L’idea è di riscoprire l’identità dello spazio urbano in una concezione fluida e svincolata dalla preesistenze infrastrutturali. Lo spazio occupato dai binari viene completamente ripensato. Si configura così un’idea di flusso e dinamicità.

A seguire il progetto “Green rails” realizzato dagli architetti Francesco Cariello e Domenico Laruccia, dai geometri Martino Bove e Giuseppe Fiore e da Marco Martino Marangi. L’intento è quello di stimolare l’immaginazione agendo sul luogo culturale. Bari deve maturare l’ambizione di consolidarsi con l’hinterland geografico. “Ci siamo posti il problema di come la città potesse fondersi con l’entroterra” – dice Cariello –“ le città sono il luogo dello scambio per eccellenza”. Con questo progetto infatti si è provato a delineare la nuova linea della metropolitana. Il tema fondamentale era quello di muoversi sotto terra e vivere sopra. Il tentativo era di avvicinare i quartieri periferici al centro con un’azione centripeta.

Da segnalare anche “Connessione dinamica” dell’ Ing. Giuseppe Dizonno, di Paolo Tattoli, Michele Allegretti e Vincenzo Degennaro. Consiste nel progetto di interramento della ferrovia che comporta il superamento della frattura sia di carattere urbanistico che sociale attualmente esistente, tra la parte nord e quella sud del centro abitato. Il progetto prevede la connessione di sei quartieri centrali della città di Bari attualmente divisi dal tracciato ferroviario, attraverso la realizzazione di nuovi spazi di aggregazione socio culturale, per lo sport la musica, verde attrezzato, percorsi carrabili e ciclo-pedonali, aree a parcheggio, edifici per residenza e terziario.

L’evento, promosso dal Comitato Civico Metropoli Barese, aveva, ed ha, lo scopo di riportare all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica l’annoso problema della ferrovia che, da sempre, divide in due la città di Bari. Le conclusioni sono state affidate ad Elio Sannicandro che ha sottolineato come l’iniziativa sia una libera riflessione su una parte importante della città.

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