San Nicola si festeggia due volte all’anno per i baresi

Tra leggenda e culto i baresi tornano ad onorare il Santo di Myra
Si sa, tra San Nicola e i baresi c’è un legame profondo che induce i devoti al santo di Myra ad onorarlo per ben due volte all’anno. La festa ufficiale del nostro patrono si celebra il 6 dicembre, data della ricorrenza della sua morte nel 343, anche se in molti tengono maggiormente alle tre giornate di maggio in cui la città si mobilita per il Santo.
In ogni caso i baresi non deludono mai Nicola e anche per il 6 dicembre sono previste celebrazioni che partiranno alle 4.45 con la prima messa del giorno, e si concluderanno non prima delle 20.00 con la statua che, dopo la processione per le vie della città vecchia, da Via Venezia assisterà ai fuochi d’artificio per poi tornare in Basilica.
San Nicola, però, è il santo più venerato e celebrato; la sua festa, per tutto il tempo in cui il Natale rimase una ricorrenza strettamente religiosa, fu probabilmente la festa secolare più popolare. Fu autore, secondo la tradizione, di tantissimi miracoli. Tra questi, molti furono rivolti a bambini e giovani, salvati da pericoli mortali o risuscitati. Per questo motivo san Nicola divenne il santo patrono dell’infanzia.
La tradizione narra anche che (e qui ci avviciniamo alla figura di Babbo Natale) san Nicola, avendo ricevuto in eredità grandi ricchezze, donò tutti i suoi averi ai poveri, in particolare donò tre borse piene d’oro ad altrettante giovani fanciulle che non potevano sposarsi perché prive di dote. Nel cuore della notte san Nicola lasciò cadere queste borse accanto alle fanciulle che dormivano, così che non sapessero chi gliele avesse date. Il voler restare anonimo è una caratteristica che in seguito il personaggio di Babbo Natale fece sua.
Secondo la leggenda, san Nicola non era solo il patrono dei bambini, ma anche della famiglia e della fecondità. Egli veniva invocato dalle coppie che desideravano avere figli, tanto che nei cantoni svizzeri dire che una donna aveva pregato san Nicola equivaleva a dire che era incinta, e dire che una famiglia aveva ricevuto la visita di Sant Klos (la dizione dialettale di san Nicola, da cui molto probabilmente deriva il nome di Santa Claus) significava che in quella famiglia era nato un bambino.
L’analogia con la leggenda di Babbo Natale è più evidente se si pensa che si diceva che la notte del 6 dicembre san Nicola passasse sul suo cavallo bianco sopra i tetti delle case, lasciando cadere dalla cappa del camino i regali per i bambini o il neonato invocato e atteso. Tutto ciò richiama alla mente Babbo Natale che con la sua slitta trainata dalle renne passa di notte sopra i nostri tetti.
Ed il costume di Babbo Natale? I suoi colori non sono sempre stati il bianco e rosso con cui lo vediamo adesso. Il simpatico vecchietto, dalle guance gonfie, giubba rossa con i bordi bianchi e pelosi è infatti un’invenzione di un disegnatore svedese, che nel 1931 ne rivoluzionò la tradizionale immagine per una campagna pubblicitaria della Coca Cola, colorandolo con gli stessi colori della mitica bevanda.
Da noi è famosa la tradizione che vuole che le giovani in età da marito (dati i tempi moderni, ci interroghiamo su quale sia e soprattutto su quante abbiano ancora voglia di sposarsi), durante la prima messa del mattino del 6 dicembre, compiendo tre giri intorno alla colonna ubicata nella cripta possano trovare l’amore. Chissà se San Nicola darà loro una mano nonostante il giro sia impedito dalla grata che abbraccia la colonna?
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