Bari: della trattativa, dell’indagine e di Bari-Cittadella

Mauro Solazzo

Storia di una squadra sull’orlo del baratro e di una tifoseria sull’orlo di una crisi di nervi

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Non c’è pace per il Bari. Non c’è pace per i tifosi biancorossi. Loro, poi, sono le vere (e uniche) vittime di tutte le vicende che stanno coinvolgendo quello che sarebbe dovuto essere un club glorioso, dall’alto degli oltre cento anni di storia e di pagine scritte, e che invece non riesce ad essere nemmeno un club dignitoso.

La società è sul ciglio del precipizio, speriamo non s’alzi il vento a dargli il colpo di grazia. Il Bari è clinicamente morto e la spina virtuale che lo tiene in vita è la possibilità che passi in mani economicamente più salde ed affidabili. Nel giro di due mesi il destino del galletto, storico emblema scelto da un giornalista del passato (Alfredo Bogardo, che vinse il ballottaggio con il “pettirosso” di Paolo Magrone) che oggigiorno si starà rigirando nella tomba, potrebbe essere definitivamente segnato. I Matarrese infatti sono stati più che chiari: non interverranno mai più e per nessuna ragione a garanzia per la risoluzione delle pendenze del club. Un acquirente, al momento, ci sarebbe anche: ma la trattativa non decolla per questioni di “caparra”, le motivazioni del cuore non vengono prese in considerazione. Come al solito per la politica del non arretrare nemmeno di un centimetro, si perdono di vista obiettivi e rischi: servirebbe il buon senso, ma cercarlo in Via Torrebella equivale ad una caccia alle streghe.

Galletto maltrattato, oltre che bistrattato. Torna alla ribalta la questione delle scommesse clandestine. Sul tavolo della procura di Cremona ci sono fascicoli arrecanti partite, nomi e cognomi, il tutto condito da intercettazioni e matrici di biglietti, che coinvolgerebbero il Bari e che avrebbero catturato anche l’attenzione della procura barese. Si fanno da più parti ipotesi di calciatori protagonisti o presunti tali (Andrea Masiello, Nicola Belmonte e Alessandro Parisi): quanto ci possa essere di vero nella vicenda e quanto le persone possano essere effettivamente coinvolte, non sta a noi scoprirlo. Quello che però pesa quanto un carico da novanta, in un momento delicato come questo, è il fatto stesso che il nome del Bari possa essere stato solo accostato a tali ignobili pratiche. Un altro boccone amaro da ingoiare, per una città che meriterebbe il premio Nobel per la pace, per come accusi da anni colpi traditori dal suo giocattolo preferito, reagendo sempre in maniera matura e civile.

In tutto questo turbinio di mannaie pronte a colpire che circondano il club biancorosso, cosa volete che importi a qualcuno del match di lunedì col Cittadella. Già, il Cittadella: lo stesso Cittadella dei 51 eroici paganti (minimo storico da guinness dei primati) di un tristissimo giorno di aprile di quasi dieci anni fa. Sarà buffo o perlomeno singolare, ma quando si parla di nadir c’è sempre la formazione padovana nei dintorni. Lunedì sera, complice il posticipo pay-tv, potrebbe materializzarsi un deja vu, un ricorso storico. Mancheranno nelle fila baresi l’oramai ex De Paula (il brasiliano, in procinto di rescindere il contratto, si è sottoposto ad un delicato intervento chirurgico al ginocchio malconcio) e gli squalificati Bellomo e Caputo, per una sfida-salvezza che al Bari non dovrebbe mai appartenere e che invece, in questo periodo ed in questa situazione, è quasi una fortuna per i tifosi che ci sia, perché significa che perlomeno il Bari esiste. Ma per quanto tempo, ancora?

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