Spataro: “Bisogna recuperare il rispetto per i poteri e tra poteri”

Nicolò Marino Ceci

Il magistrato è intervenuto al convegno “potere giudiziario nell’equilibrio costituzionale”

0 commenta
Già nel 1748 Montesquieu ne “L’esprit de lois” aveva teorizzato la separazione tra i poteri nello Stato democratico e questo è ancora oggi uno dei temi più caldi e attuali nelle moderne democrazie come la nostra. Potere Esecutivo, Legislativo e Giudiziario devono esser autonomi ed indipendenti, ma spesso la loro convivenza diventa complessa e – talvolta – conflittuale.
Armando Spataro – procuratore aggiunto del Tribunale di Milano, da sempre sulle barricate contro terrorismo, mafia, ‘ndrangheta e corruzione – ha provato a illuminare la questione, intervenendo nel convegno “Il potere giudiziario nell’equilibrio costituzionale”, organizzato dall’Associazione “Poiein”, in collaborazione con il dottorato in “Dinamiche formative ed Educazione alla Politica”.

Nell’aula V del terzo piano dell’Ateneo barese sono anche intervenuti il Magnifico Rettore Corrado Petrocelli, il Preside della Facoltà di Scienze della Formazione Giuseppe Elia, la prof.ssa Luisa Santelli Beccegato, il Presidente dell’Associazione “Poiein” Roberto Varricchio e la dott.ssa Maria Lorenza Vitucci.

Ghiotta occasione per porre al dott. Spataro qualche domanda.

Perché sono così difficili i rapporti tra Politica e Magistratura?
Abbiamo alle spalle – ahimè – molti anni di tensioni, che però dall’inizio degli anni ’90, con le inchieste su ‘Mani Pulite’, si sono trasformate in qualcos’altro: talvolta buona parte del ceto politico e del Governo non accetta che la magistratura eserciti il controllo di legalità in modo indipendente, come prescritto dalla Costituzione. Tutto questo ha provocato leggi che hanno rovinato il sistema giustizia e non hanno risolto niente.

E’ solo la politica a sbagliare?
Non sono mai stato e non sono tutt’ora tra coloro che pensano che i magistrati non sbagliano mai, ma anzi ho anche più volte scritto che le responsabilità sono anche di certi magistrati. Ma qui parliamo di un sistema di tensioni che si è trasformato in un’aggressione continua alla Magistratura, solo perché essa osserva i suoi doveri dell’obbligatorietà dell’azione penale e dell’indipendenza delle indagini. Non si può parlare in questi casi di situazione addebitabile alla magistratura.

Contro il terrorismo e la mafia, la Magistratura è ricorsa al “lavoro di squadra” per creare nuove strategie vincenti. Il terrorismo è stato sconfitto; ma la mafia esiste ancora.
Come ha anche spiegato Caselli in un libro interessante, una parte della classe politica ha mostrato di mal sopportare le indagini sulla mafia quando queste hanno toccato i rapporti tra politica e mafia: contro il terrorismo il sostegno della politica è stato senza riserve, mentre nei confronti dell’azione di legalità contro le mafie, le attenzioni sono state diverse.


Perché non si riesce a sconfiggere la mafia?

Stiamo parlando di un fenomeno che ha secoli di storia; il terrorismo ha avuto due decenni di vita.

Mafia e corruzione hanno definizioni congruenti?

Non sono la stessa cosa: la mafia tende con la minaccia e il pericolo evocato a determinare consenso e quindi a sottoporre un ambiente o un territorio al potere mafioso; la corruzione invece consiste nel pagare pubblici funzionari per ottenere propri vantaggi anche solo economici. E’ però chiaro che il potere mafioso può anche esercitare corruzione.

Qual è la ricetta per vincere la corruzione?
Determinazione, osservanza della legge fino in fondo, concorso di forza delle istituzioni. A livello europeo ad esempio è stata condannata la brevità della prescrizione in Italia per reati di corruzione e la risposta della scorsa maggioranza e dello stesso Governo è stata presentare un ddl per accorciarla ulteriormente. Quindi il magistrato potrà pure esser teso costantemente all’applicazione della legge, ma se ci sono degli ostacoli, questi vanno rimossi e non sono certo ostacoli posti dalla Magistratura.

Alla domanda finale “cosa manca oggi in Italia?”, con un pizzico di umiltà il dott. Spataro ha dichiarato di non saper rispondere – “non sono un filosofo o un intellettuale”. Lasciando l’aula V – (indegna) sede del convegno – e percorrendo il terzo piano dell’ateneo, ci siamo imbattuti in una folle colorata folla di laureandi, laureati e festanti. Forte e deciso lo “spread” di presenze tra il convegno e le lauree in corso.

Forse è proprio questo che manca oggi in Italia, un po’ di viva curiosità – soprattutto tra ragazzi – per guardare oltre la punta del proprio naso.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!