Torna la fiera del Crocifisso a Modugno
Oggi la fiera attira migliaia di persone e quelle che provengono da altri paesi sono costretti a parcheggiare la propria auto a tanti chilometri di distanza per poi percorrere a piedi il lungo tragitto che porta fino al sottopassaggio del ponte dell’autostrada.
Il ponte dell’autostrada è simbolicamente il cancello che apre alla grande esposizione a cielo aperto, da dove un nugolo di teste si muove oscillando a destra e a sinistra, disegnando una linea di marcia lenta, zigzagante e asfissiante in alcuni tratti.
Non sarà Les Halles di Parigi, ma quella di novembre è un grande adunata di venditori di ogni razza, che vendono di tutto e convincono sempre meno la gente. Sarà la crisi. Sarà l’avvicendamento dei premier. Sarà che i cinesi, onnipotenti, in fondo non persuadono. Già, la razza predominante ormai è quella cinese. La loro tuttologia commerciale ha destabilizzato i mercati, come fecero gli albanesi per la manodopera degli anni ’90. I cinesi hanno destabilizzato anche le più inveterate tradizioni, ma per fortuna, non sono riusciti a corrompere la figura del leggendario venditore che sbatte i piatti e non li rompe, il venditore che parla al pubblico con l’auricolare, anche se una volta portava il microfono con un chilo di nastro adesivo da imballaggi intorno alla nuca. Ma anche lui, in fondo è figlio dei tempi. Ma a proposito dei tempi, la Fiera ricorda i grandi mercati medievali dove c’era di tutto, l’unica differenza è l’assenza di superstiziosi che inneggiano ad una nuova crociata. I venditori di porchette li avrebbero sostituiti negli anni.
La Fiera del Crocifisso è l’anello di congiunzione tra diverse etnie e vernacoli da far venire un attacco di panico a Bossi e prole. Si riconosce il bitontino, il palese, il bitettese, il barese che, quante ne sa, non accetta compromessi con i mercanti di colore. E’ il crocevia di status symbol dove all’indiano che non discute il prezzo di una cesoia si contrappone la donna sofisticata che parla con il mignolo teso, che all’avambraccio porta una borsa di falso Vuitton e che insiste per lo sconto di una tazza da tè. Si sa, il tè fa al caso loro.
Insomma, nella seconda e nella terza domenica di novembre ci si deve passare da Modugno almeno una volta nella vita, così, tanto per rendersi conto dove va quella gente che conosce il peso dei 500 punti di spread e che riconosce il valore di 5 euro al netto di una pianta di limoni. Affrontando con signorilità il rischio di non trovare che due addetti al pronto soccorso ogni 6 chilometri e l’assenza di punti di fuga paralleli alle bancarelle. Mica poco!
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