Università, i professori scioperano

Il Prof. Domenico Schiavone: l’Università Pubblica e i suoi docenti continuamente discriminati, ora diciamo basta
Il vaso era da tempo colmo, ma c’è stata un’ultima goccia che lo ha fatto traboccare definitivamente, e i motivi ci sono stati spiegati dal Prof. Domenico Schiavone dell’ Università Di Bari, docente in Geologia e Geofisica.
Professore, quali sono le motivazioni principali che vi hanno spinto a indire lo sciopero?
“Gli attacchi all’Università Pubblica sono diventati ormai ingiustificati, ma soprattutto immotivati. Ora si arriva persino ad interpretare leggi e decreti (vedi Legge Moratti), per poter fare i propri interessi. Mi riferisco in particolare all’ età pensionistica, fissata da tale legge a 70 anni, e che invece il Governo insiste nel voler abbassare prima a 68 e poi ai 65 anni, come avanzato dal Ministro Gelmini. Ci chiediamo perché proprio noi, in un mondo del lavoro dove la tendenza è quella di alzare l’età in cui andare in pensione, dobbiamo invece subire tali ingiustizie.
Bisogna però dire che a Bari la situazione è positiva, i docenti che hanno chiesto di aderire alla Legge Moratti 230/05, che prevede la soglia pensionistica al 70° anno, hanno visto accogliere la propria richiesta, al contrario però di quanto accaduto in altre sedi universitarie, come a Bologna e Pisa”.
Come si spiega, Professore, questi continui attacchi al personale dell’Università Pubblica e ad essa stessa?
“Guardi, mi sembra evidente, osservando i dati degli ultimi anni, che la curva di investimenti nella Università Pubblica sia in forte declino rispetto a quanto accade invece nella Privata. Noi docenti siamo un peso, i fondi sono esigui e si tenta di interpretare, anziché applicare la legge, per così risparmiare su noi docenti. Difatti ciò che noi chiediamo non sono privilegi, o aumenti, né di stipendio o di età pensionistica, ma semplicemente che la legge venga rispettata nei suoi termini”.
A tal proposito, mi pare sia al centro della questione anche il blocco degli scatti stipendiali, l’impossibilità di un progresso di carriera?
“Esattamente, e questo è un aspetto molto delicato. La Legge Tremonti ha bloccato gli aumenti ISTAT per i soli docenti, già non contrattualizzati; ovvero dopo tre anni lo stipendio rimane identico al periodo precedente, senza alcun aumento, senza alcuna possibilità di progredire professionalmente. Ma la situazione nel pubblico impiego non è la stessa, veda i Magistrati ad esempio, che dopo tre anni invece possono beneficiare degli aumenti ISTAT, con possibilità di carriera maggiori.
Ancora una volta, quindi, ci chiediamo perchè proprio noi, dobbiamo sottostare a simili attacchi, ingiusti ed ingiustificati, soprattutto se ci sono leggi che difendono i nostri diritti nei modi e termini stabiliti”.
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