Felicità e democrazia, quanto distano l’una dall’altra?
Ezio Mauro ieri a Bari
Uno fra questi, proprio ieri sera, ha varcato le porte della Università barese. Proprio qui, il direttore del quotidiano “La Repubblica”, Ezio Mauro, ha tenuto un incontro, un dialogo con il pubblico pugliese. Argomento portante della serata è stata indubbiamente la pubblicazione, la scorsa primavera, del suo libro “Felicità della democrazia” scritto assieme a Gustavo Zagrebelsky, professore emerito dell’Università di Torino.
Il tutto è stato introdotto dal Rettore Corrado Petrocelli, che parlando del libro in questione, lo ha definito “un dialogo filosofico/politico, di stampo socratico, con una netta divisione dei ruoli, sin dall’inizio, degli stessi autori: Ezio Mauro è la voce rassicurante e Zagrebelsky lo scettico.”
Poco più tardi, parlando di democrazia, ha continuato affermando che “c’è un processo di svuotamento, un ritorno della consapevolezza civica e questo perché non si tratta di un’ideologia. Oggi possiamo misurare molti regressi anziché progressi, nella democrazia. La si vive per abitudine o assuefazione. E’ fragile, è delicata, è manipolabile. Molti dei suoi difetti dipende dal fatto che non si può dosare”.
Durante la serata erano presenti anche Franco Cassano, Alessandro Laterza ed ovviamente Ezio Mauro. Particolarmente importante è stato l’intervento di quest’ultimo “certamente Gustavo, nel libro, è più pessimista di me. Non recitiamo delle parti, se non nel senso tecnico del termine, secondo me, l’unico vero pregio di questo libro, è che nessuno dei due vuole sopraffare l’altro nella discussione . I concetti dell’altro erano essenziali allo sviluppo del mio ragionamento e tiravano fuori delle cose che non sapevo di sapere”.
Nello stesso libro, Mauro scrive “c’è vita nella democrazia, intesa come sistema di regole e libertà, molto più che altrove. E dunque nelle regole che liberamente si è data. La vita comune fatta di passioni e di errori, di amori e di meraviglie, di dolori e sconfitte: la vita vera, insomma, quella di tutti, che non ha bisogno di aggettivi e di spiegazioni. Quella che si compone con le vite degli altri, «esseri che si somigliano» nel riconoscimento dei diritti e dei doveri, dunque della loro libertà reciproca e dei suoi confini, ecco il punto. C’è vita nella democrazia, perciò è giusto e possibile cercarvi anche la felicità, attraverso la libera realizzazione di se stessi, modulata nella consapevolezza degli altri, dei loro diritti, e nella possibilità di costruire un progetto comune di riconoscimento, che chiamiamo società politica, istituzionale, di cittadini”.
Gustavo Zagrebelsky, dal lato del suo “scettico” pensiero scrive “Se ci pensi, la ricerca della felicità era, originariamente, la rivendicazione sulla bocca degli infelici, cioè degli oppressi quali si sentivano gli americani al tempo della loro rivoluzione anticoloniale. Oggi, il senso s’è rovesciato. Sono i potenti che la rivendicano come diritto, la praticano e l’esibiscono, quasi sempre oscenamente, come stile di vita. Non sentiremo uno sfrattato, un disoccupato, un lavoratore schiacciato dai debiti, un genitore abbandonato a se stesso con un figlio disabile, un migrante irregolare, un individuo strangolato dagli strozzini, un rom cacciato che non ha pietra su cui posare il capo, una madre che vede il suo bambino morire di fame, rivendicare il suo diritto alla «felicità». Grottesco! Sentiremo questo eterogeneo popolo degli esclusi e dei sofferenti chiedere non felicità ma giustizia. Un minimo di giustizia è ciò che ha preso il posto della felicità”.
Queste poche battute tratte da “ Felicità della democrazia” fanno ben intendere quale sia l’essenza di questo libro. E quali parole migliori se non quelle scelte direttamente da questi grandi uomini per ribadirne la validità? Sicuramente sarà un libro che farà riflettere l’intero popolo italiano.
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