Il Teatro Bravò apre i battenti

E si apre anche alle realtà emergenti
Si apre il sipario sulla prima stagione del ‘Bravò’, nuovo teatro barese, nato da un’azione ardita e in controtendenza, messa in atto da Jolly Sud Cinematografica, gestore della struttura, che fino a tre anni fa ospitava il cinema “Salottino” e che, con il sostegno di Nikolaus Productions Srl, Teatro Apulia e della compagnia La DifférAnce, ha ideato e costruito un contenitore multidisciplinare, per accogliere le numerose realtà artistiche pugliesi, che spesso si ritrovano ad avere visibilità prima altrove che nella propria regione.
Il Bravò, dal nome di un omonimo progetto di caratura internazionale sostenuto dalla Nikolaus con il teatro Valle di Roma, è stato presentato ufficialmente da Angelica Gregucci (Jolly Sud Cinematografica) e da Antonio Bellino (Nikolaus Productions Srl), editore di ApuliaWebChannel, partner del progetto con Banca Apulia e Gruppo Veneto Banca, rappresentata da Vincenzo De Feo, da Lorenzo D’Armento de La DifférAnce e dal direttore artistico Gianni Ciardo.
Il nuovo teatro ha aperto al pubblico con una serata speciale, in cui il direttore artistico, Gianni Ciardo, ha tenuto una breve presentazione degli spettacoli in programma, dei protagonisti e degli autori in cartellone, le cui caratteristiche comuni sono qualità e professionalità “perché – sostiene Ciardo – un piccolo teatro non significa un lavoro arrangiato o poco dignitoso, né deve farlo pensare l’aver mantenuto un prezzo basso per le tessere associative. Ci auguriamo che un prezzo “popolare” invogli soprattutto i giovani”. Un one man show, che ha divertito i presenti, dando un piccolo assaggio di quel teatro con la “T” maiuscola in cui l’attore barese crede da sempre, capace di trasportarci in un altrove forse solo immaginato, ma di certo migliore.
Sei gli spettacoli della stagione, che partirà ufficialmente il 10 novembre con una produzione Nikolaus, Un giardino di aranci fatto in casa di Neil Simon. Una curiosa combinazione (svelata da un ritrovato borderò) vuole che Quel giardino di aranci fatto in casa di Herbert Ross e interpretato, fra gli altri, da Walter Matthau, sia stata la prima proiezione cinematografica oltre 25 anni fa.
A dicembre sarà la volta di una produzione La DifférAnce, La figlia di Maso per la regia di Riccardo Reim. Lo spettacolo è liberamente ispirato a un romanzo di Antonio Maselli che indaga la questione meridionale ai tempi dei moti risorgimentali. In gennaio ancora un classico con la sagace ironia di Oscar Wilde ne L’importanza di chiamarsi Ernesto diretto da Giordano Cozzoli nel riadattamento di Antonio Bellino. Febbraio vedrà in scena un atto unico di Fausto Costantini nel monologo Luna, giovane donna albanese protagonista di un viaggio verso un’Italia che si rivela essere il Paese dei balocchi, un grande inganno. Dall’immigrazione alla cronaca nera nella galleria di personaggi cinici e leggeri che sfilano nella pièce di Michele Bia, Zona Paradiso (in marzo) per finire in aprile con un maestro del racconto, Anton Checov con Una domanda di matrimonio nell’adattamento di Gianni Ciardo.
La novità più importante del Bravò però è quella legata all’apertura ad altre realtà artistiche del panorama locale. Ogni mese infatti lo spazio del teatro sarà, per un numero di giorni di volta in volta concordato con le associazioni culturali che ne faranno richiesta, disponibile per accogliere concerti, incontri, reading o proiezioni.
Per i tesserati inoltre la possibilità di vivere il teatro come momento di formazione, durante l’allestimento e le prove degli spettacoli, per conoscere attori, registi, ma anche poter vedere come si organizza materialmente una pièce. “Perché i teatri, aggiunge Ciardo, si possono ricostruire, ma poi bisogna che abbiano uno spirito vitale. Bisogna viverli ogni momento. E’ una cosa in cui ho sempre creduto, ma non ho mai avuto il sostegno necessario”.
Un palco che permetta infine di promuovere e far conoscere i nostri talenti in ogni campo espressivo, dalla pittura, alla fotografia, alla musica e alla danza.
Sul sito www.teatrobravo.com è presente il bando per le iscrizioni alla prima edizione del Premio Bravò, patrocinato da Regione, Provincia e Comune. Il premio si rivolge a tre categorie di emergenti: band e solisti per la musica e ballerini. Ogni categoria si comporrà di venti artisti che si confronteranno a coppie valutati da una giuria tecnica e una popolare. Ogni esibizione, ( la finale vedrà ospiti un nutrito gruppo di professionisti e addetti del settore) sarà ripresa in video e i vincitori avranno di diritto la possibilità di allestire uno spettacolo che comporrà il cartellone nella successiva stagione.
Naturalmente il Bravò non tralascia nemmeno l’arte figurativa. Con il teatro è stata inaugurata anche la personale di Vincenzo Mascoli, Mi Me Si, dodici opere esposte in sala che offrono uno studio polimaterico sul rapporto tra volti e identità. Il giovane artista barese che ha collaborato anche alle scenografie de Un giardino di aranci fatto in casa, presenterà, tra le altre, un’opera appositamente pensata per l’apertura del Teatro Bravò e dedicata alla direzione artistica.
A varcare la soglia di Bravò per “Successo”, primo spettacolo della stagione, di e con Gianni Ciardo, proposto per la prima volta nel 2004 e riallestito ad hoc per il nuovo teatro, un pubblico numeroso, curioso e divertito, che non ha fatto nemmeno incominciare la prima scena, per ridere del soggetto. La commedia si apre su un interno, il bagno di un’agenzia assicurativa, dove Simone, barese trapiantato a Milano, lavora da circa sei mesi. Sta per iniziare un lungo weekend e il protagonista ha appena ottenuto un agognato appuntamento con Gilda.
Il turno di lavoro è quasi terminato e Simone va in bagno per lavarsi le mani. Parla al telefono trasognato e dimentica il consiglio dei colleghi di lasciare la porta difettosa semi-aperta. E’ un attimo. La porta si richiude con un tonfo alle sue spalle. Prova a urlare, batte i pugni, ma le grida restano inascoltate. Guarda il cellulare speranzoso, ma questo emette esanime un ultimo bip prima di spegnersi definitivamente così come la speranza di conquistare la bella Gilda. Chissà cosa penserà ora, si chiede.
Del resto, chi nasce a Sud, impara presto a gestire i colpi bassi del destino e riderci su.
Un lungo monologo in due tempi, riesumazione di ricordi di infanzia e tradizioni baresi, che gli fanno decidere di tornare a Bari, “A costo di fare qualsiasi lavoro, a costo di fare pure il sindaco! Tante che cosa ci vuole?!”.
Una comicità leggera, poco volgare, che, utilizzando il dialetto barese e mettendo in evidenza i tratti caratteristici di quello milanese, ridicolizzandoli, sembra parodiare opere serie, ma simili nei contenuti, di noti autori baresi, tra cui ‘Morire a Milano’, di Vito Maurogiovanni.
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