Il valore architettonico dello spazio della pena

Da Bari un progetto innovativo nel campo dell’architettura, riguardante il tema dello spazio della detenzione
Il nuovo Piano Carceri recentemente varato, riguarda da vicino gran parte degli istituti di pena pugliesi ed in particolare la città di Bari. Il testo appare chiaramente configurato come la risposta alla situazione di sovraffollamento, di mancanza di condizioni igienico-sanitarie e di assenza di occasioni di rilancio e lavoro, che hanno portato la condizione delle carceri a degenerare spesso in fatti di cronaca e violenza. In esso, non sono però trascurabili alcune carenze fondamentali inerenti soprattutto la qualità dello spazio architettonico penitenziario e le modalità con cui esso possa contribuire alla riabilitazione e al reinserimento del detenuto nella società.
A partire da queste considerazioni, prende l’avvio, un progetto di ricerca ideato da Antonio Labalestra, già professore a contratto di Storia dell’Architettura presso la Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Bari e da Annarita Digiorgio, ponendo un’ampia riflessione sui diritti umani e sulla condizione dei detenuti negli istituti di pena italiani. Il progetto si intitola Carceri d’Invenzione e ha come finalità quella di promuovere indagini e studi sugli “spazi della detenzione” secondo un approccio democratico e civile.
Dalla realtà dell’edilizia carceraria, l’intento è quello di passare al concetto di architettura, attraverso la costruzione di una letteratura di riferimento che contribuisca alla maturazione di una maggiore consapevolezza nella progettazione degli istituti di pena orientata nell’ottica del reinserimento del detenuto nella società.
Diverse adesioni, raccolte in pochi giorni sulla pagina facebook del progetto aperta sul popolare social network, per raccogliere idee e contributi. A cominciare da Carceri d’Autore, una raccolta di segnalazioni di pellicole cinematografiche dedicate al tema dello spazio carcerario, letto attraverso lo sguardo del cinema.
Del resto l’assessore Silvia Godelli in occasione della mostra dei manifesti cinematografici d’epoca, tenutasi presso la Mediateca Regionale, aveva posto l’accento sull’importanza dell’argomento, e in quella stessa occasione, un docente torinese aveva avuto modo di presentare un lavoro di ricerca, inerente proprio la condizione carceraria in Italia da studiare attraverso il mezzo cinematografico. Un importante progetto era stato ancor prima realizzato dalla fotografa Cristina Bari, che aveva lavorato con alcuni ragazzi del Fornelli.
In ambito nazionale, la politica non aveva mancato di far sentire la propria voce, grazie ad una interrogazione parlamentare presentata dai Radicali da sempre impegnati sul fronte dei diritti umani.
Quali sono le critiche mosse alla cosiddetta edilizia carceraria ?
Gran parte delle problematiche – dice Antonio Labalestra – originano dal erroneo presupposto di non riconoscere al detenuto lo status “individuo normale” e conseguentemente di permettere che il suo soggiorno possa avvenire in condizioni psicologiche e igienico-sanitarie barbare con il risultato di un incivile inasprimento della pena. In questo senso l’architettura può fare molto riscrivendo alle funzioni che si espletano in un istituto di detenzione le qualità minime di un normale spazio abitativo. Se come sono convinto – il livello di civiltà di un popolo si misura dal livello delle sue carceri – non si comprende per quali ragioni nel nostro Paese ci sia una vacatio culturale e manualistica rispetto questo tema progettuale. In questa direzione si offre l’apporto volontario del nostro progetto alla disciplina, con la speranza di trovare presto istituzioni e realtà disponibili a sostenerci.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!






Affitti a Bari, quasi 500 euro al mese per 80 metri quadrati: pesa il 28% del reddito