Un sistema sanità, tutto da sanare

Silvia Cocuzza

Circa un migliaio gli operatori in via di licenziamento nelle ASL

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Mentre prosegue, in commissione Affari sociali della Camera, l’esame del provvedimento legislativo volto a disciplinare il governo delle attività cliniche, si apre sul fronte Sanità pugliese un’ennesima spaccatura, tutt’altro che sorprendente: rischio licenziamento per circa un migliaio di stipendiati delle ASL locali.
Nulla è cambiato, a quasi due mesi dal ben noto maxi-emendamento del Governo, con cui veniva recepito l’emendamento precedente approvato dalla commissione Bilancio del Senato, riguardo la deroga del blocco del turn over per il personale del Servizio Sanitario Nazionale nelle Regioni aventi soddisfatto gli obiettivi contenuti nei relativi piani di rientro economico. Questo maxi-emendamento, la cosiddetta manovra bis, estendeva per altro la deroga all’intero personale, laddove invece, nella manovra dello scorso luglio, essa si limitava ai dirigenti di struttura complessa.

Ciò, tuttavia, non ha di fatto in alcun modo impedito che la situazione tornasse a preoccupare.

Tra poche settimane, quando cioè scadrà l’ultimo termine utile, 1300 fra medici, tecnici ed infermieri potrebbero ritrovarsi senza posto fisso.

Infatti, soltanto il 30 per cento del personale beneficerà delle deroghe richieste dal Governo Vendola. E, il 30 per cento di 1861, che sarebbe il numero totale dei lavoratori candidati al prolungamento della scadenza di contratto oltre 36 mesi, è davvero un numero esiguo. Troppo esiguo.

Lo sottolinea esplicitamente anche Michele Pelillo, dopo la seduta di Consiglio Regionale volta a decretare una legge sulla semplificazione normativa. Non meno pesanti le reazioni degli altri esponenti del parterre amministrativo locale, dal presidente della commissione Sanità Dino Marino (Pd) che ha definito la situazione “drammatica”, al capogruppo della Puglia prima di tutto, Francesco Damone, che ha parlato di situazione “disperata”. Tra i crateri più bollenti di questo desolato – e desolante– panorama sicuramente va annoverata la provincia di Foggia, dove non hanno esitato a farsi sentire cori di protesta particolarmente veementi.

Sostanzialmente, il panorama generale che si prospetta, all’alba di tale imminente decurtazione del personale ospedaliero potrebbe essere riassunto con tre parole: prospettiva di collasso.

Le strutture ospedaliere andranno incontro a una vera e propria paralisi, visto che il licenziamento di medici e di paramedici causerà con effetto quasi immediato l’interruzione di servizi minimi e la sospensione dell’erogazione di prestazioni essenziali. Un circolo vizioso, con effetti a catena : la congestione delle dinamiche e delle attività significherà ovviamente un allungamento dei tempi di attese, dilatazione delle liste, quindi il calo vertiginoso della qualità assistenziale e così a susseguirsi, un domino di proporzioni via via destinate ad ingigantirsi.

A chiarire ancor più l’evidenza dei fatti, ci ha pensato in prima persona l’Assessore alle Politiche della Salute, Tommaso Fiore, secondo cui i direttori generali delle ASL sarebbero praticamente impossibilitati, tra due fuochi contrapposti: da un lato, l’incombente ipotesi di incappare in inconvenienti penali, come l’interruzione di pubblico servizio; dall’altro lato, la spada di Damocle della Corte dei Conti, più in generale degli organi centrali, sotto il cui costante monitoraggio la nostra Regione, tra quelle “in rosso”, ha decisamente ben poco potere d’iniziativa. D’altronde, è proprio a causa della cattiva gestione della res publica in materia di bilancio sanitario, che la Puglia è stata costretta ad adeguarsi alle manovre disposte nella penultima finanziaria. Tra cui, per l’appunto, diverse interruzioni dei rapporti lavorativi.

Difficile azzardare ipotesi su come le cose evolveranno. Allo stato attuale, considerando da escludersi la possibilità di ulteriori deroghe che, comunque, quand’anche fossero concesse, arriverebbero in tempi troppo lunghi rispetto all’emergenza del problema, sembrerebbe che i vertici del Ssn locale stiano optando molto verosimilmente per l’accorpamento drastico dei servizi ospedalieri. Il che, detto in termini espliciti, equivarrebbe praticamente ad aggravare, spingere allo stremo il processo di smantellamento-razionalizzazione del sistema sanitario regionale, già avviato con l’approvazione del piano di rientro.

Pur volendo ignorare i disagi, difficoltà e scompiglio che ne deriverebbero, questa soluzione è però tutt’un programma. Perché l’accorpamento garantirebbe al limite di sviare al pericolo della paralisi assistenziale ma non la stabilizzazione dell’aspetto occupazionale. Ovvero, salverebbe i dirigenti, ma nessun beneficio per il personale destinato a perdere il lavoro.

Ragion per cui, ad esempio, il Gruppo Misto-Psi ha dichiarato, in una nota diffusa da uno dei suoi rappresentanti all’Assise Regionale, Franco Pastore, di voler continuare a sostenere la strada del surplus di deroghe. Dello stesso avviso anche l’USPPI (Unione Sindacati Professionisti Pubblico Privato Impiego), il cui Segretario nazionale Nicola Brescia ha inoltre chiesto un incontro urgente al Prefetto di Bari per definire azioni di sensibilizzazione precedenti qualunque mossa azzardata, onde scongiurare il rischio di interruzione del servizio sanitario.

Per intanto, se qualcosa dovesse muoversi, potrebbe essere noto già al termine dell’incontro convocato coi capigruppo dal Presidente pugliese Vendola, per la mattinata di domani.
A ciò che è dato sapere, infatti, l’ordine del giorno tratterà “provvedimenti urgenti”. Ed è del tutto lecito ipotizzare (o meglio, sperare) che, i provvedimenti in questione, siano proprio in tema Sanità.

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